Perchè gli Universitari sono depressi?

di Stefano Sannino

In Italia ci sono circa 8,2 milioni di ragazzi tra i 12 ed i 25 anni che frequentano le scuole o le università. Di questi 8 milioni, il 10% si dichiara infelice della propria vita familiare o affettiva. Se poi si prende in considerazione solo la fascia degli studenti 15enni, solo il 10% dichiara di andare a scuola volentieri.
Ma nel Bel Paese, abbiamo una piaga ancora peggiore, una piaga di cui nessuno parla perché riguarda una categoria di persone troppo spesso ignorate dalla società: gli universitari.
Secondo uno studio del Center for Collegiate Mental Health, della University Park in Pennsylvania, un universitario su cinque è stressato o depresso.
In Italia, la situazione statistica pare essere anche peggiore. Secondo alcuni studi, infatti, il nostro Paese risulta essere quello in cui l’infelicità, la depressione e l’ansia tra gli studenti universitari siano più diffuse rispetto agli altri Paesi europei.
Perché gli studenti universitari italiani soffrono così tanto di questi disturbi? Ma sopratutto, perchè nessuno ne parla?
Quante volte abbiamo sentito le notizie di giovani universitari che hanno preferito il suicidio, anziché ammettere di essere fuori corso con la propria famiglia? Quante volte, parlando con i nostri figli o i nostri amici che frequentano l’università, ci siamo sentiti raccontare delle loro visite dallo psicologo?
La verità è che il sistema universitario italiano è marcio, malato ed ipocrita. Fondato sulla valutazione della performance e non della persona, risulta confusionario, disorganizzato ed ingiusto. Le Università più grandi hanno così tante sedi, che risultano dispersive per gli stessi studenti, che si trovano impossibilitati a seguire tutte le lezioni. I professori spesso non danno nessun apporto a livello didascalico durante le lezioni, ma si limitano a mostrare delle slides che poi non vengono nemmeno fornite agli studenti. L’esito degli esami viene deciso dall’umore del professore e degli assistenti e non dalla propria preparazione. Gli studenti lavoratori non godono di nessun aiuto o di nessun vantaggio e si ritrovano a dover studiare e lavorare, spesso nello stesso momento perché l’università non fornisce nessun supporto.
Questi sono solo alcuni dei problemi che un universitario affronta ogni giorno, oltre naturalmente alla mole infinita di libri da dover studiare per un singolo esame: io stesso ho dovuto preparare 27 libri per un esame che non apparteneva nemmeno al mio corso di studi.
Lasciate che vi dica una cosa, cari colleghi universitari: l’Università finisce. Non importa se ci impiegate un anno o due anni in più per prendere la laurea, non importa se non avete la media perfetta o se per organizzare lo studio avete dovuto fare i salti mortali; tutto questo prima o poi finisce. Se però siete ancora in corso di studi, non fatevi abbattere: ricordatevi che una volta usciti dall’Università a nessuno importerà in quanto tempo vi siete laureati o con quale media. Ciò che conta saranno le esperienze che avrete fatto, le competenze che avrete acquisito, i tirocini, i viaggi, le scelte di vita. Verrete finalmente valutati per l’insieme di esperienze passate e non per una singola performance davanti ad un professore incazzato.
Fino ad allora, trovate la gioia che vi serviva dallo stare con gli amici, non chiudetevi sui libri, ma se guide le vostre passioni anche sottraendo del tempo allo studio: perchè, diciamocelo, non è necessario studiare 10 ore al giorno, ogni giorno. Ricordatevi che siete prima ventenni e poi studenti e che la vostra vita non dipende dal voto del prossimo esame o da quanto ci mettete a prepararlo. E se mai mi doveste sentire sopraffatti, depressi, abbattuti dall’Università parlatene con la vostra famiglia e non scegliete mai il suicidio come opzione: la vostra famiglia capirà e preferirà sempre la vostra felicità alla vostra carriera universitaria.

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