Pasqua: la festa della rinascita

di Stefano Sannino

La Pasqua è una festa molto particolare ed antica (http://www.lacritica.org/perche-la-pasqua-non-e-la-festa-di-cristo/) e caratterizzata da un forte simbolismo femmineo, utile a rappresentare il grande periodo di nascita in cui questa stessa festività viene inserita (http://www.lacritica.org/luovo-simbolo-di-fertilita/). Ma, nel bene e nel male, questa festività è venuta ad intersecarsi con la religione cattolica, portando alla nascita di questa Festività così come la conosciamo noi
oggi.

Innanzitutto il termine Pasqua: in ebraico pesah, è diventato poi il giudeo pishā,translitterato poi in greco πασχα,ϕάσχα e ϕασέκ. Tale parola dall’origine misteriosa, pare essere messa in relazione in Esodo XII, 11-27 al verbo pāsah la cui radice in comune con l’arabo pare rimandare al doppio significato di “zoppicare” e di “saltare”, nel senso specifico di “passare oltre, superare un ostacolo”.

Questa possibile etimologia è avvalorata dalla presenza della città di Thapsacus o Tiphsah, il cui nome deriverebbe proprio da questo verbo e che era il punto in cui abitualmente le carovane attraversavano e dunque, passavano oltre il fiume Eufrate. Per amor del vero dobbiamo confermare che ad oggi, gli studiosi  non hanno ancora trovato un accordo sulla possibile derivazione etimologica del termine Pasqua, sebbene alcuni sostengano ancora la derivazione poc’anzi esposta.
Derivazione che, per altro,  combacerebbe molto bene anche con il significato della festività vista nell’accezione cattolica. Che cos’è
infatti Pasqua se non il giorno della resurrezione di Gesù di Nazareth e dunque del suo “passare oltre”? In effetti, non vi è termine più perfetto
ed adeguato per rappresentare il giorno della resurrezione e dell’ascensione di Cristo: termine ambiguo, incerto dal punto di vista etimologico e che pare rimandi ad un concetto di attraversamento e di superamento proprio però di un’altra religione, esattamente come
nel caso dell’uovo precedentemente esposto e del concetto stesso di resurrezione e di rinascita che fu, verosimilmente importato da altri culti solari, insieme al concetto di fertilità e di rinascita cosmica che derivò invece dai culti Nord Europei della dea Eostre.

Verità storica a parte, cosa ci insegna la Pasqua nell’accezione cattolica?

Ci insegna una Verità che serpeggiava nelle religioni umane da millenni, ma che il cattolicesimo ha avuto certamente il merito di rendere nota e manifesta, facendone la base del proprio stesso culto: la morte non è un limite. La morte non è quel supremo ostacolo insuperabile descritto della prosa e nella poesia romanza o nei gradi cicli di Chrétien de Troyes, quanto piuttosto rappresenta l’ostacolo finale che ogni uomo deve attraversare per assurgere in cielo. Rinascita, resurrezione, trasmutazione dei metalli
poveri in Oro: sono tutti temi accomunati dall’idea di eterno rinnovamento, di rinascita, di miglioramento, di evoluzione e di assunzione a stati di esistenza più alti e migliori.

Che Gesù di Nazareth sia esistito o meno, che voi siate credenti o meno, la Pasqua non ci porta l’egoica convinzione di poter rinascere e salire in cielo immediatamente, quanto piuttosto l’insegnamento di dover trasformarci nella nostra trama morale, etica finanche spirituale, perché il cambiamento è il tessuto della stessa esistenza umana. Senza cambiamento, infatti, incapperemo nell’unica morte che non possiamo superare: la morte
dello spirito.

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