Partite IVA: le più vessate

Torniamo a parlare di tasse. Secondo i dati (fonte Cgia di Mestre) il governo Renzi avrebbe in effetti abbassato la pressione fiscale, ma non per tutti. Dipendenti e grandi aziende hanno, infatti, beneficiato della politica renziana, ma il mondo delle partite iva ne è rimasto per lo più escluso. Ben il 78% delle imprese individuali e dei lavoratori autonomi e il 52% delle società di persone rimane al di fuori dei benefici degli sgravi. Le partite iva arrivano a pagare il 51% di tasse, una cifra a dir poco assurda.

Il mondo delle partite iva è uno dei più vessati dal fisco e dei più ignorati dalla politica. Una cosa sciocca se pensiamo che i titolari di partita iva sono una delle colonne portanti della nostra economia.

Artigiani e liberi professionisti sono fondamentali nella nostra economia e società. E sono coloro che meno riescono a far sentire le loro ragioni non essendo abbastanza grossi e ricchi (a differenza delle grandi imprese) e non essendo abbastanza numerosi (a differenza dei dipendenti).

E così la politica li ignora o, peggio, li tartassa. Se da una parte, infatti, certa politica liberista si occupa solo di soddisfare le grandi imprese e le banche, dall’altra certa “sinistra” vede nelle partite iva degli imprenditori, dei “padroni”. Nulla di più errato. Nella gran parte dei casi, artigiani e liberi professionisti sono lavoratori che faticano e lavorano per ottenere guadagni non molto più alti di quelli di un dipendente, con l’aggravante dell’insicurezza. Una tassazione così alta, quindi, non è sostenibile. Sono tantissimi gli artigiani che con l’avvento della crisi hanno chiuso l’attività. Molti di questi avrebbero potuto resistere se non avessero avuto delle tasse così elevate da pagare.

Dobbiamo poi considerare tutti coloro che aprono una partita iva perché non possono fare altro per lavorare. In molti casi, infatti, la partita iva sostituisce un contratto di lavoro. Parliamo di tutte quelle “false partite iva” che i vari governi dicono di voler combattere, per poi fare poco o nulla. Queste persone percepiscono uno stipendio da dipendente (se non meno), ma si ritrovano a dover pagare più tasse perfino degli imprenditori miliardari! Un’ingiustizia bella e buona.

Cosa fare dunque? Ci auguriamo che i prossimi governi (l’attuale non ci sembra in grado di fare riforme vere) prendano in considerazione il problema e diminuiscano sostanzialmente le tasse alle partite iva, magari senza andare a gravare altrove, ma tagliando gli sprechi. Inoltre speriamo che si ponga fine alla vergognosa situazione delle false partita iva: non è possibile avere persone costrette ad avere gli svantaggi dei dipendenti e, al contempo, quelli dei liberi professionisti.

Enrico Proserpio

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