PAPEETE UN ANNO DOPO: DA GIALLOVERDE A GIALLOROSSO

di Abbatino

“lo spavento assomiglia ad un fuoco che si appresta a divorare il mondo. La paura intanto fa sempre nuove vittime. Chi mette fine allo spavento legittima con ciò stesso la sua pretesa al dominio”, questo scriveva anni fa Ernst Jünger nel Trattato del ribelle; come a ricordare che lo spavento e la paura possono divorare e logorare allo stesso tempo l’uomo, noi aggiungiamo di governo e l’uomo di opposizione. Forse non c’era lo spavento o la paura in Matteo Salvini quando dopo i mojito al Papeete – questa è la versione del PD e M5S – decise di far cadere il governo, durante il caldo agosto dello scorso anno.

Come biasimarlo, la sua Lega aveva appena vinto le elezioni europee, nei sondaggi volava al 37-38% e sembrava che tutto sorridessi a Salvini e al centrodestra. Proprio la coalizione di centrodestra, spaccata, un po’ al governo e un po’ all’opposizione, sembrava in confusione e andava riunita. Nel caldo agostano scoppia la crisi di governo, la Lega lascia l’esecutivo gialloverde e sembra tutto volto a portare in ottobre alle urne, con un centrodestra unito sotto la guida di Salvini, forte di un grande consenso mai avuto.

Quindi cosa non ha funzionato? Forse Salvini non ha sentito troppo la paura e si è fatto poi trascinare dallo spavento; la paura del così detto “sistema”, quello che consente in parlamento di vedere le peggiori accozzaglie politiche, lo spavento quando ha visto che il più “talebano” dei partiti, i cui slogan venivano gridati in faccia al PD, si accordava con il nemico giurato, di ieri. Da gialloverde a giallorosso, un governo impossibile, impensabile a tratti, inspiegabile, sempre con Conte al comando. L’aver sottovalutato la paura, ha portato allo spavento, quello di un governo minoranza nel paese, in barba, come al solito, alla volontà degli italiani che si esprimono con le elezioni.

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