“NOI, OPERATORI DELLO SPETTACOLO DAL VIVO MESSI IN GINOCCHIO DAL VIRUS, RIPARTIAMO GRAZIE ALL’AIUTO RICEVUTO DAL NOSTRO PUBBLICO”

L’apertura di un’attività, la chiusura forzata per il lockdown dopo appena tre mesi, la ripartenza grazie all’aiuto del pubblico che non vuole rinunciare allo spettacolo dal vivo: ecco la storia di Vera Dragone e Alessandro Casella e del loro locale che, in puro stile Duke Ellington, dimostra quanto l’arte e la bellezza possano fare la differenza nelle vita di tutti i giorni

«Dopo poche settimane dall’apertura, la pandemia di Covid-19 ha stroncato il lavoro che portavamo avanti da anni: in poche ore siamo precipitati in un baratro dal quale non vedevamo più alcuna via d’uscita». Inizia così il racconto di Alessandro Casella e Vera Dragone, coppia nella vita e sul palcoscenico che, poco dopo aver aperto il proprio locale a Roma – Ellington Club, il primo locale della Capitale dal gusto vintage a base di sonorità swing, rockabilly e musica dal vivo – sono stati costretti a  chiudere i battenti.«Ma grazie alla passione sconfinata per il nostro lavoro e all’enorme sostegno ricevuto dal pubblico attraverso il crowdfunding, oggi ritroviamo le forze per ripartire e continuare un sogno che si era bruscamente interrotto lo scorso 7 marzo 2020», aggiunge Vera Dragone, prima artista del club, oggi pronta a inaugurare per la seconda volta a distanza di pochi mesi il suo palcoscenico. 

La riapertura del locale sarà organizzata nel pieno rispetto di tutte le normative anticontagio, spiega ancora la Dragone, in vista della nuova stagione che partirà a ottobre, a base di spettacoli dal vivo, burlesque, live show e aperitivi performativi. Il tutto amalgamato da quell’atmosfera unica e raffinata di un locale che sin dal nome vuole omaggiare Duke Ellington e una serie di artisti immortali del secolo passato. «L’intrattenimento retró – spiega Casella, tra i primi a portare l’arte del burlesque in Italia – fa dimenticare il presente e dà una speranza per il futuro, perché in fondo lo spettacolo e il divertimento possono aiutarci a vivere meglio». A rafforzare ancora di più questo concetto, c’è il percorso particolare che ha permesso la riapertura: quel crowdfunding che ha mobilitato tante persone fuori e dentro il quartiere e che ha messo sul piatto una prova tangibile di come l’arte possa fare la differenza nella vita delle persone. «La passione per l’arte e per il lavoro – affermano Casella e Dragone – sono il motore di ogni artista, ma siamo convinti che siano anche il vero propulsore capace di rendere vive le città, specialmente in un momento come questo in cui si trovano orfane di offerte culturali. Vedere che il nostro pubblico ha voluto scendere in campo per sostenerci economicamente e darci la possibilità di ripartire è stata una vera e propria iniezione di fiducia e un volano per la riapertura, in un momento in cui ci sentivamo particolarmente scoraggiati». Non resta che guardare avanti, dunque, «strizzando l’occhio al passato – spiega la Dragone – alla riscoperta di quei valori che rendono l’uomo un essere umano: il sorriso, la voglia di divertirsi e quella spensieratezza che un virus non può e non deve toglierci. Riprendere in mano le emozioni che solo lo spettacolo sa donare, diviene così un dovere morale per tutti noi che dello spettacolo e dell’arte ne abbiamo fatto una ragione di vita». 

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