Noi e i mercati: troppo onore, signor Di Maio.

Troppo onore, signor Di Maio. Se avessi il potere di indirizzare i mercati lo avrei usato prima, per orientare il voto su lidi ben lontani da lei.

– Editoriale di Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale.

Ci limitiamo a informare e commentare secondo coscienza, senza altre pretese finché il suo governo ce lo permetterà. E cioè fino a quando, per citare una frase del portavoce di Palazzo Chigi Rocco Casalino, non verrete «a prenderci con i coltelli». Troppo onore a considerarci responsabili, con il nostro «terrorismo mediatico», dell’innalzamento dello spread e del crollo delle borse. Solo un cretino – a questo punto mi chiedo se lei lo è o ci fa – può infatti immaginare che nelle centrali delle agenzie finanziarie e delle banche di tutto il mondo agiscano dopo avere letto Il Giornale. Me li vedo, i broker di New York e Londra, passare in edicola prima di andare in ufficio e sfogliare i quotidiani italiani con trepidazione prima di decidere cosa fare con i nostri titoli di Stato: «Sallusti è preoccupato: dài vendiamo, vendiamo prima che sia tardi».

Solo un cretino – e mi richiedo se Di Maio lo sia – può ignorare che i mercati si muovono non in base alle opinioni di chicchessia, ma solo studiando e sviscerando i fatti. Alla fine di questo lavoro, basato su atti e documenti, tirano una conclusione e ci scommettono sopra. E venerdì scorso, studiata la sua manovra e ascoltate le sue parole pronunciate nella notte dal balconcino di Palazzo Chigi, hanno scommesso sul fatto che lei, signor Di Maio, sia un cretino che sta mettendo a rischio i loro soldi, un terrorista della finanza. E hanno venduto. Semplice, no?

01 ottobre 2018, Il Giornale

 

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