NINO SPIRLÌ: «ABBASSO IL POLITICAMENTE CORRETTO»

di Stefano Bini

Nino Spirlì, classe 1961, è un giornalista e autore crudo, diretto, spregiudicato, tenace, sentimentale, passionale, espansivo e non perdona quando descrive un fatto. Omosessuale, di destra, cattolico, politicamente scorretto, sostenitore della famiglia tradizione, detesta la parola gay, non parteciperebbe mai ad un gaypride e debellerebbe quel tipo di lobby, che giudica pericolose; questo, lo ha reso un nemico del politicamente corretto e di tutte quelle persone irreprensibili, le quali però prendono spesso vie segretamente impervie.

Scrittore audace, comico di talento e autore di format tv e soggetti cine-televisivi, nel 1990 è chiamato a Parigi dal Centre Dramatique National Theatre du Campagnol, collaborazione che durerà fino al 1996. Seguiranno gli anni a Roma come autore di Forum, per Canale5 e Rete4, e ideatore di fiction e programmi del piccolo schermo, come la La Fattoria. Da un po’ di anni, ha deciso di tornare in Calabria, per stare vicino alla famiglia e godersi i tempi lenti di una terra che offre tanto, sotto il profilo culturale e culinario, quanto soffre.

Oggi, per sostenere Matteo Salvini, sarà in piazza San Giovanni per la manifestazione del centro destra unito.

Cattolico, omosessuale, salviniano. Per il politicamente corretto è un duro affronto.

«E, infatti, io non sono uno politicamente corretto. Anzi, ritengo quella cosa una bruttura, una stortura contro natura, contro il Creato, che non sono politicamente corretti. Essere, poi, cattolico praticante, ed anche omosessuale, di Destra e salviniano e tante altre cose insieme ritengo sia del tutto normale nella vita di un uomo in genere, ed in particolare di chi, come me, a ciò che ha ereditato dalla Famiglia ha aggiunto il risultato della propria curiosità. Della propria sete di conoscenza.»

Quanto il connubio cattolico e omosessuale ha condizionato la sua vita?

«Zero! I tempi cambiano e anche le Scritture, a mio parere, vanno interpretate. Ciò che era considerato un disordine per un popolo che doveva crescere e aumentare di numero, oggi ha assunto altra valenza. Non dico che essere omosessuali sia una virtù, ma che, in questo tempo, vivendo la propria omosessualità con buonsenso e nel rispetto di certi ruoli, non si offendono gli uomini, ma, soprattutto, non si offende Dio.»

Non ama il gaypride e non tollera la parola gay. Perché?

«Perché sono americanate che, ormai, non servono più. E non qui. Forse, mai qui. L’Europa non è mai stata moralista e codina come l’America. Lì si sono scandalizzati anche per un rapporto orale della povera Lewinsky. Hanno mandato a ramengo fior di presidenti per qualche corno di famiglia. Figuriamoci cosa hanno patito gli omosessuali. Noi non ci poniamo questo problema dalla notte dei tempi. Avremmo dovuto sbaraccare dal tempo dei romani e prima! Eravamo froci e vestivano di lini e porpora quando da quelle parti si cacciavano bisonti con arco e frecce. La cosiddetta omofobia, qui, spesso, è reazione ad una continua provocazione becera. Poi, ci sono i casi dei cretini e dei violenti che, purtroppo, fanno vittime fra gli omosessuali più deboli. E vanno puniti severamente. Ma le processioni con le piume sul culo e i carri carichi di blasfemia, quelli no!»

Qual è la sua concezione di famiglia?

«Padre, maschio, Madre, femmina, Figli, Nonni, zii e cugini. Sulla sessualità dei Figli, degli zii, dei cugini, ci pensa il Cielo, ma su quella dei genitori e dei Nonni, lì è inderogabile la Legge della Natura: Maschio e Femmina. Come per tutte le specie. Il resto non lo considero nemmeno.»

Autore televisivo e di libri, attore, ideatore di format. Quale sarà la sua prossima fatica?

«È in uscita un volume che contiene due romanzi. Il libro si intitola Avevo occhi grandi e ladri, edito da Minerva. Al suo interno, Il Boss ricchione e Malumbra e Malacarne: due pugni nello stomaco per fissare antichi ricordi d’infanzia. Poi, la mia attività come responsabile regionale per la Calabria di CulturaIdentità, la mia collaborazione con IlGiornale.it, l’attività politica, nuovi impegni televisivi, qualche amore…»

Tv di ieri o tv di oggi?

«La TV deve andare al passo col tempo che corre. Non amo le teche con le mummie. Il passato è passato. Certo, non va buttato nell’indifferenziata, ma neanche resuscitato ad ogni piè sospinto.»

Cosa vuole dire a tutti quelli che “il politically correct ad ogni costo”?

«Che hanno rotto i coglioni. E che non hanno futuro, perché la vita, la Natura, il mondo e Dio non sono fintoni come loro. Né buonisti da coccarda sul petto.»

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