NASCE IL VERO MOVIMENTO LIBERISTA

di Stefano Bini

Andrea Bernaudo, classe 1970, laureato in legge, è una delle figure di spicco del mondo liberale italiano; da 35 anni è impegnato in politica, sempre in difesa dei diritti dei contribuenti e per l’affermazione delle libertà economiche. Già consigliere regionale del Lazio, in quota del fu PDL, cinque anni fa ha fondato SOS partita IVA, dalla quale è nata Liberisti Italiani. Sono on line con un appello ed un modulo da una settimana, già hanno raccolto un migliaio di adesioni. Bernaudo si guadagna da vivere come broker immobiliare, ma la passione politica è talmente forte da continuare ad impegnarsi in prima persona.

Da Forza Italia a SOS partite IVA, fino a Liberisti Italiani, dove si ha come obiettivo la rivoluzione liberale. Qual è la differenza con la rivoluzione proclamata negli ultimi 25 anni da Silvio Berlusconi?

«In Italia non c’è mai stato un partito liberista, ed infatti i risultati di questo vuoto politico si vedono nei numeri, Pil, occupazione, salari, tutto piatto e ben al di sotto dei paesi ad economia liberale. Siamo in ultima fila quanto a libertà economiche secondo l’Index Economic Freedom, siamo il paese più tartassatore del mondo, con un debito pubblico monstre, una spesa pubblica fuori controllo e sempre crescente. In Italia, finora, le forze politiche che hanno promesso la rivoluzione liberale hanno miseramente fallito, oppure hanno mentito sapendo di mentire. Altrimenti non saremo in questa assurda situazione, con un “sentiment“ dei produttori a  terra, ricacciati in un inferno fiscale e burocratico, perennemente sul banco degli imputati, bollati dallo stato, dal diritto tributario e da molti opinion maker in mala fede. Una situazione intollerabile che va ribaltata: chi produce e rischia, in questo paese, va portato su un palmo di mano, soprattutto chi lo fa nel mercato privato, senza succhiare la mammella dello stato o del parastato. Parliamo di 5 milioni di persone: lavoratori autonomi, freelance, professionisti, ditte individuali e le micro-piccole e medie imprese. Noi siamo stati costretti a impegnarci per dare voce e rappresentanza a questo mondo, ma attenzione non è una battaglia a favore di una categoria, perchè liberare le imprese e le partite IVA dal cappio dello Stato è una battaglia di libertà che coinvolge tutte le famiglie italiane.»

Con il movimento Liberisti Italiani, di preciso quali libertà promuovete? 

«Le libertà economiche ed i diritti dei contribuenti, le faccio un esempio: le sembra normale che una ditta individuale superato il forfettino paghi il 42% di irpef e il 25% di INPS più gabelle varie fino al 65% del fatturato? Le sembra normale che un contribuente raggiunto, da una letterina verde dell’agenzia delle entrate, sia di fatto già colpevole e costretto a pagare, perchè evasore presunto, nonostante ricorra al giudice e prima di una sentenza di primo grado? E le sembra giusto che un lavoratore automo/imprenditore debba pagare obbligatoriamente l’INPS, anzichè poter scegliere per un sistema a capitalizzazione con un’assicurazione privata? Posso continuare per ore. Così non si puó più andare avanti, di questi problemi la politica mainstream non parla, dobbiamo farlo noi.» 

Anche Calenda e Renzi stanno aggredendo questo spazio politico. Crede di allearsi con loro o si ritrova ancora nel nucleo del centrodestra? 

«Prima di parlare di alleanze bisogna esistere. Noi non siamo dei velleitari, veniamo da lontano. Ora dobbiamo raggiungere le 1000 adesioni su www.liberistitaliani.it, dove si puó compilare gratuitamente il modulo. Raggiunto questo primo obiettivo, convocheremo l’assemblea fondativa e poi il Congresso con una densa piattaforma di idee e proposte. Renzi, Calenda e tanti altri dicono di essere liberali? Mah, io dico intanto che non sono liberisti, sono keynesiani convinti, per cui non li considero dei liberali, ma semmai dei socialdemocratici.  Vogliono ridistribuire il reddito, senza esser capaci di farlo produrre da chi vuole farlo. Vogliono lenire le diseguaglianze attraverso l’intervento dello stato, come se in Italia non ci fosse uno statalismo imperante e asfissiante. In Italia vige il capitalismo di relazione che è l’opposto del liberismo ed il frutto marcio dello statalismo dominante. Sul liberismo economico è stata fatta una guerra ideologica, senza averlo mai attuato. Un’operazione politica e culturale gravissima, perpetrata nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni, che ha pervaso tutti i gangli del potere. In Italia i liberali non esistono come potere, sono attualmente relegati a strillare su Facebook. È ora di rialzare la testa, questo è l’appello che parte da Liberisti Italiani.» 

Pensando in modo trasversale,  a chi è rivolto esattamente questo movimento?

«A tutti, in ogni famiglia c’è una giovane partita IVA, un imprenditore, un professionista.»

Uno come Lei, cosa pensa della flat tax? Tra l’altro, scomparsa dal programma dell’attuale esecutivo. 

«Se ne parla da 25 anni, inutilmente. Per noi va stabilita una corporate tax, cioè un’unica tassa proporzionale su tutte le attività produttive senza tetti, che strangolano la produzione. In Italia va cambiato il sistema fiscale vigente, nelle democrazie liberali funziona così: rischi? Fai impresa? Sei un freelance o un imprenditore, una società? Devi aver diritto ad una tassa proporzionale al 15% con una no tax area fino a 12.000 euro di reddito e non puoi essere massacrato se sei più bravo degli altri e se fatturi, anzi dovresti essere premiato.  Per i lavoratori dipendenti va mantenuta la progressività, ma più soldi in busta paga, con una diminuzione delle pretese statali sul cuneo fiscale. Praticamente l’esatto contrario di quel che avviene in Italia.»

Arriviamo ai giovani, più di un terzo a partita iva, tra indecenti sgravi fiscali e tasse altissime. Quale soluzione per loro, anche in vista di ciò che farà o no il nuovo Governo?

«Provi a chiedere ad un imprenditore di quaranta o cinquant’anni o a un professionista se consiglierebbe al proprio figlio di aprire una partita IVA in Italia. Le risponderanno “assolutamente no, ho consigliato a mio figlio di andare all’estero se vuole produrre”. Per cui, quello che posso consigliare ai giovani è di dedicare un’ora al giorno alla battaglia politica per liberarsi dalle catene dello statalismo, possono farlo con noi, ne abbiamo bisogno, altrimenti se non hanno voglia di impegnarsi per cambiare le cose qui, meglio che seguano i consigli dei genitori, al momento l’Italia per chi rischia e produce è uno “Stato canaglia”, noi con Liberisti Italiani vogliamo provare a invertire questa situazione.»

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