MILANO: SGOMBERATO COLLETTIVO LAMBRETTA. Dopo lo Zam, un altro colpo agli antagonisti

Ieri mattina è stato sgomberato il centro sociale Lambretta, che occupava abusivamente diversi stabili in piazza Francavilla, facenti parte dello storico quartiere Aler di via Del Sarto. Una ventina gli occupanti sgomberati, una quarantina gli antagonisti accorsi in presidio solidale al collettivo Lambretta. Come da copione alcuni sono subito saliti sui tetti esponendo uno striscione: “Ci avete rotto, non ne possiamo più!”.

LAMBRETTA, SGOMBERATO CENTRO SOCIALE - FOTO 8Non si sono verificati scontri tra gli antagonisti e le forze dell’ordine presenti: Polizia, Carabinieri e Polizia Locale. Un furgone parcheggiato all’esterno raccoglieva gli effetti personali degli occupanti, tra cui mobili, sedie, tavoli e persino un’altalena, accatastati sul marciapiede. Nel pomeriggio ha ceduto anche l’ultima resistenza di alcuni antagonisti ancora sul tetto, quindi è stato annunciato un sit-in permanente in piazza Ferravilla a partire dalle 20.

Foto scattata dall’interno degli uffici Aler di viale Romagna

In seguito allo sgombero, gli antagonisti si sono mossi poi verso gli uffici Aler di via Andrea Costa, già presidiati in via preventiva da un nutrito numero di agenti in tenuta anti-sommossa (vedasi foto relativa alla sede di viale Romagna). Alla testa del corteo uno striscione: ‘Contro Aler contro Expo Lambretta resiste’. La protesta “è stata una denuncia contro uno dei mandanti dello sgombero” ha spiegato ai giornalisti Valentina, una militante del centro sociale: “Un ente pubblico che ha gestito il denaro in maniera scellerata, con continue scuse sulla mancanza di soldi che però sono stati sperperati, creando un buco di bilancio che parla più di ogni altra cosa”. “Siamo in contatto con alcuni consiglieri di zona e con molti abitanti del quartiere che durante la giornata ci hanno portato la loro solidarietà” hanno spiegato poi i militanti riuniti in presidio in piazza Edoardo Ferravilla. I cittadini però meriterebbero di sapere i nomi di quegli esponenti politici e istituzionali che appoggiano dietro le quinte l’occupazione abusiva di alloggi popolari. Non potrebbero sedersi un minuto di più sulle poltrone che occupano.

Aler, l’azienda che gestisce gli alloggi popolari in Lombardia, dal canto suo ringrazia le forze dell’ordine, e annuncia i progetti relativi a quegli stabili di sua proprietà: “L’Azienda ringrazia le Forze dell’Ordine per l’attenta programmazione e l’ingente mobilitazione di unità operative che hanno finalmente posto fine a questa occupazione illegittima. Gli immobili sgomberati fanno parte dello storico Quartiere Del Sarto – esempio della qualità dell’architettura milanese – e, anche in virtù del loro valore culturale, meritano di essere valorizzati e non deturpati da abusi. Da parte di Aler è già in corso un progetto che prevede la valorizzazione di questi stabili attraverso la loro messa in vendita al libero mercato, azione che permetterebbe di mantenere la natura originaria delle villette sia dal punto di vista della loro destinazione che da quello urbanistico e che, soprattutto, consentirebbe ad Aler di acquisire fondi da reinvestire nel circuito dell’edilizia sociale. Al momento gli ispettori di Aler, sono impegnati nelle attività di messa in sicurezza delle villette, in collaborazione con A2a e MM”.

Dal Comune il consueto silenzio delle istituzioni: non una dichiarazione né dal sindaco Pisapia né dagli assessori della sua giunta. L’unico che ha aperto bocca, forse anche l’unico che avrebbe fatto meglio a tacere, è stato Paolo Limonta, braccio destro del sindaco, responsabile delle Relazioni con la città del Comune, maestro elementare, esponente importante e scomodo del substrato antagonista milanese, tra i promotori e organizzatori del tavolo di dialogo con i centri sociali a Milano, iniziativa da cui è maturata la legalizzazione a spese nostre del Leoncavallo.

E i toni non smentiscono il curriculum: “Lo sgombero del Lambretta – ha dichiarato in una nota Paolo Limonta – è stato fortemente richiesto e ottenuto da Aler e Regione Lombardia. Da due enti che non hanno mai fatto e non stanno assolutamente facendo nulla per recuperare i tantissimi spazi di loro proprietà che, negli ultimi decenni, sono stati lasciati sfitti e abbandonati al degrado più assoluto. Comprese le villette di piazza Ferravilla che, a mio parere, torneranno a essere un luogo vuoto, inutilizzato e degradato”. “Ribadisco – continua – che considero eticamente molto più illegale e condannabile un ente pubblico che lascia sfitti e abbandonati i suoi spazi e i cui rappresentanti non si vergognano profondamente del loro operato”, scrive Limonta che aggiunge: “L’Amministrazione Comunale di Milano ha recuperato e assegnato centinaia di spazi di sua proprietà ereditati vuoti e degradati dalle Amministrazioni precedenti composte dalle stesse forze politiche che continuano ad amministrare Aler e Regione Lombardia. E i cui principali rappresentanti sono, tanto per fare solo due nomi, De Corato e Salvini. Il tavolo sugli spazi sociali attivato a luglio continuerà il suo percorso con l’obiettivo di individuare strumenti che, assieme ai bandi pubblici, possano fare in modo di assegnare tutti gli spazi ancora vuoti e degradati esistenti oggi a Milano. La disponibilità a proseguire questo percorso ribadita da decine di associazioni, comitati e realtà molto diverse tra loro rinforza la scelta che abbiamo fatto e che continueremo a perseguire”.

Per Limonta, unico esponente comunale ad aver parlato, lo sgombero di ieri è stato un errore. Prima bisognava passare dal tavolo del Comune, parlarne col Limonta, trovare uno spazio vuoto sul quale cucire un bando ad collettivum per il Lambretta che quindi si sarebbe spostato in caso il nuovo spazio fosse di suo gradimento. È già abbastanza vergognoso questo sistema, ma anch’esso è di facciata perché la linea politica perseguita dal Comune, dall’assessorato alla casa e dalle commissioni “Case Popolari” dei Consigli di Zona è organizzare il dissenso ad Aler senza alcuna preoccupazione. Non si sarebbe certo visto quindi nessun assessore chiedere al Lambretta di andarsene da 5 villette di proprietà di Aler.

In questo caso il patrimonio è tornato nelle mani di Aler, che potrà disporne nell’interesse di quelle 22.000 persone che ancora sono in coda per l’assegnazione di un alloggio popolare. Persone e famiglie oneste, che non chiedono ai collettivi o ai comitati aiuto per occupare abusivamente un alloggio e resisterci dentro, ma che aspettano che quei comitati e quei collettivi permettano agli alloggi di essere riassegnati e riutilizzati.

Gabriele Legramandi

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Un pensiero riguardo “MILANO: SGOMBERATO COLLETTIVO LAMBRETTA. Dopo lo Zam, un altro colpo agli antagonisti

  • 27 Agosto 2014 in 11:11
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    Buongiorno, rimango attonito nel vedere che da una parte si faccia gran clamore per azioni come questa, che come tutti sanno non otterranno nulla. I centri saranno occupati entro un mese di nuovo e la beffa sarà costata tra impiego di uomini e mezze etc. qualche centinaio di migliaia di euro. Vorrei sapere se dopo quello scempio che ha fatto il nostro caro sindaco (regalare due immobili e prendere in gestione il centro stesso) cosa sta avvenenedo? Sono stati mandati i vigili? Si è dichiarato l’edificio pericolante e i bagni non agibili? Si è messo fine alla coltivazione di marijana e la vendita di generi alimentari senza nessun permesso ne scontrino? Si è bloccata l’attività di concerti senza il pagamento della Siae? E molto altro… Grazie

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