Milano riparte dalle periferie

Ieri pomeriggio, presso il circolo ufficiali di via del Carmine, a Milano, si è tenuta una conferenza organizzata da Forza Italia sul degrado del territorio di Milano, dal titolo “Milano riparte dalle periferie”. Sul palco, Giulio Gallera, già membro delle precedenti giunte di centro destra, Raffaele Todaro, che ha introdotto la conferenza e fatto da moderatore, Gianni Verga, Walter Cherubini, Alessandro Fede Pellone e Massimo Cella che si sono alternati negli interventi.

Dopo aver mostrato alcune fotografie di zone periferiche della città, dove il degrado è di casa, i relatori hanno parlato delle possibili soluzioni alla

Giulio Gallera.
Giulio Gallera.

situazione, sottolineando l’inerzia dell’attuale giunta cittadina. Secondo gli esponenti di Forza Italia, la prima necessità è il decentramento dell’amministrazione comunale. Il fatto che il centro sia a Palazzo Marino , allontana l’amministrazione dal cittadino e dal territorio provocando incuria e mancanza di controllo. È quindi necessario dare maggior potere alle amministrazioni locali (consigli di zona, municipalità…) per riportare la politica locale tra la gente, quella stessa gente che deve tornare ad essere coinvolta nella vita pubblica.

La città deve ripartire necessariamente dalla periferia, dalle zone più abbandonate, ma più ricche di possibilità di ripresa e rinascita. Per farlo bisogna intervenire sul degrado con opere di ripristino e di restauro, ma anche con una politica diversa da quella attuale che non consideri i privati solo come una risorsa economica a cui chiedere tasse, ma come dei soggetti con cui collaborare perché la città riparta. Le attuali tasse, giunte a livelli molto alti, non fanno che indurre i commercianti e le piccole attività a chiudere i battenti. E senza attività le vie e i quartieri diventano dormitori senza vita e a rischio di criminalità. Per questo è necessario abbassare le tasse e coinvolgere i soggetti privati nella gestione del territorio, sfruttando la già presente rete capillare di associazioni e comitati territoriali che, pur senza aiuto, mantengono in vita la società civile dei quartieri periferici.

Giulio Gallera, in particolare, ha fatto notare la doppia vocazione, internazionale e locale, della città di Milano, e come la giunta attuale sembri disinteressarsi completamente delle periferie, nonostante le promesse elettorali, per dedicarsi solo alle questioni di portata internazionale, ottima vetrina per la giunta stessa, ma non sempre questioni prioritarie per il popolo milanese. Inoltre Gallera ha sottolineato che per le opere necessarie a rivalutare le periferie ci sarebbero i mezzi e i soldi, se solo non si sprecassero in spese inutili e infruttuose. La giunta Pisapia, per fare un esempio, ha speso quattrocentocinquantamila euro per un progetto atto a far conoscere i consigli di zona ai bambini delle scuole. Quei soldi potevano essere utilizzati per migliorare la situazione del territorio milanese.

Gianni Verga ha poi ripreso il discorso di Gallera, portando altri esempi di gestione virtuosa da parte delle giunte Albertini e Moratti, tra cui la riqualificazione delle zone industriali dismesse (dieci milioni di metri quadrati in tutto) che hanno dato ai quartieri interessati un nuovo aspetto e una nuova vita. Le vecchie aree, degradate e inquinate, sono state sistemate e bonificate, destinandole poi per metà a zone edificabili e per metà a zone verdi. Anche Verga ha sottolineato come la rivalutazione delle zone periferiche degradate sia una necessità e un dovere morale, perché abbandonare un territorio significa far sentire i cittadini che lo abitano fuori dalla politica e dalla società civile. Risolvere il degrado significa far tornare le persone a sentirsi parte della società e della politica. L’intervento di Verga ha avuto, inoltre, un approccio più storiografico, descrivendo, seppur in breve, i cambiamenti di Milano nel dopoguerra e la necessità di risolvere alcuni problemi ormai annosi.

Walter Cherubini ha invece presentato la consulta delle periferie milanesi, un coordinamento di associazioni di periferia, che ha anche un sito internet, con lo scopo di proporre politiche adatte alla rivalutazione delle periferie stesse. Il suo intervento ha posto l’accento sulla necessità del decentramento amministrativo, sottolineando come la fusione dei comuni limitrofi con Milano ha in passato trasformato centri vitali e vivaci in quartieri dormitorio, morti e tristi. E oggi, nell’idea di “città metropolitana” che la giunta attuale sta portando avanti, si sta rifacendo lo stesso errore, cercando di accentrare il potere e l’amministrazione.

Massimo Cella ha portato il discorso sulle azioni fatte dalla giunta Albertini, quando assessore preposto alla soluzione del degrado periferico era Paolo del Debbio, oggi noto conduttore televisivo. Cella ha raccontato la situazione del quartiere di Ponte Lambro, dove in passato furono costruite case popolari per millequattrocento persone che fecero raddoppiare di colpo la popolazione del quartiere. Da zona tranquilla, produttiva e pacifica, il quartiere divenne uno dei fortini della malavita milanese. La giunta Albertini ha messo in atto alcuni provvedimenti per risolvere il problema, partendo da un progetto urbanistico di Renzo Piano, celebre architetto, per il quale Milano ricevette duecentocinquanta milioni di euro oltre al normale bilancio. Nonostante questo, il denaro dell’amministrazione non è sufficiente a portare avanti tutto. Per questo è necessario, come si diceva, l’intervento dei privati in collaborazione con la municipalità.

Infine Alessandro Fede Pellone ha chiuso la conferenza con un intervento di natura più politica, riprendendo l’argomento delle tasse, aumentate dalla giunta Pisapia, che non ha fatto corrispondere a ciò un aumento o un miglioramento dei servizi e del territorio.

La conferenza, ben partecipata, ha visto, da parte di tutti i relatori, un livello di approfondimento del tema piuttosto importante e, nonostante i tempi ristretti di un evento di questo tipo, le idee erano supportate da una sufficiente quantità di documentazione, anche fotografica.

Concludendo, vorrei far notare l’ottima ospitalità del “padrone di casa”, il Colonnello Francesco Cosimato che ci ha accolto in modo davvero encomiabile.

Enrico Proserpio

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