MILANO, MOSCHEA IN VIALE CERTOSA. La vuole la Giordania per Expo 2015. L’opposizione promette barricate

La questione Moschea a Milano continua a tenere acceso il dibattito politico in città. Ora dalla Giordania arriva l’appoggio (economico) a un progetto per viale Certosa 146, in vista di Expo 2015, per un’accoglienza degna dei visitatori provenienti dai paesi arabi islamici. Pochi giorni fa il progetto del Caim con tanto di cupola e minareto, coordinamento delle associazioni islamiche milanesi, riguardava l’area del pala Sharp di via Lampugnano. Progetto più fattibile il primo, per la pressione giordana, ma più a lungo termine il secondo.

moscheaUna soluzione alla questione diventata prioritaria per la giunta di fornire la città di Milano di una Moschea, come richiesto dalle molte associazioni islamiche presenti a Milano. Negli ultimi anni sono stati molti i centri di culto proliferati in città, spesso in spazi privati in mano alle associazioni e non dichiarati. Un esempio tra tutti il garage di via Maderna: acquistato da un’associazione di turchi, sono subito spuntati cupole sospette, e l’esercizio del culto avveniva in maniera neanche troppo nascosta. Una moschea abusiva, in sostanza. Il luogo fu chiuso, ma recentemente sembra aver ripreso la sua attività.

C’è chi però nell’opposizione intende dare battaglia fino all’ultimo contro un progetto di moschea in città. Tra di essi Riccardo De Corato, consigliere comunale per Fdi, non vuole sentire ragioni: “Una moschea non è come un pacco postale che la si può indirizzare in qualsiasi luogo o palazzo della città spostandola dove si vuole” sottolineando che nel PGT quell’area non è destinata al culto, e che per questo servirà un passaggio in più in Consiglio Comunale. “E in Aula ne vedremo delle belle – dice De Corato – se prima non sarà indetto un referendum per ascoltare il parere dei milanesi, come da noi chiesto da quando ne hanno iniziato a parlare”.

“Non mi pare argomento da referendum – dichiara però il capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Fabrizio De Pasquale – anche perché sappiamo già che questa non è una priorità dei cittadini. Detto questo, noi siamo duri come i nostri alleati. Il Comune deve approvare un regolamento per evitare che le moschee crescano come funghi. Non deve farsi promotore della moschea o facilitatore. E non deve dare aree pubbliche. Sulle aree dei privati devono esserci condizioni stringenti sui soggetti proponenti e gestori e su tutti i requisiti logistici, urbanistici e di viabilità “ così il capogruppo di Forza Italia Fabrizio De Pasquale.

Questo l’ultimo atto di una commedia che va avanti da ormai troppo tempo, a nostro parere, per una questione di secondaria rilevanza per i cittadini milanesi. Questione gonfiata per necessità ideologiche da più parti politiche. Per Expo servono infrastrutture, strutture ricettive, eventi e manifestazioni culturali, creazione di nuovi e duraturi posti di lavoro, non una moschea finanziata da un paese arabo.

Alcuni dati poi ci aiutano a comprendere quale sia la presenza religiosa veramente prioritaria per i cittadini milanesi, italiani e non. In tutta la Diocesi di Milano nella notte di Pasqua hanno ricevuto il battesimo 146 persone: 49 uomini, 97 donne, 42 italiani e 104 stranieri. Quattordici persone (5 cinesi, 5 italiani, 3 albanesi, 1 giapponese) sono state battezzate in Duomo dal cardinale Scola. Oltre alla musulmana Majlinda Memetaj (34 anni), hanno ricevuto il battesimo a Uboldo anche Altjon Marco Nushai (30 anni) e sua moglie Entela Maria (27 anni), di origini albanesi. «La vostra fede è molto diversa dalla nostra – dice Altjon -. Io e mia moglie eravamo musulmani, ma in Albania non eravamo praticanti e abbiamo studiato pochissimo il Corano. Ci hanno colpito i dieci comandamenti e la vita di comunità, ma la spinta più grande è venuta dai messaggi di papa Francesco».

Gabriele Legramandi

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