MILANO, LA SINISTRA LITIGA SULLA GAY STREET. La vuole il Consiglio di Zona 2, contrari gli arancioni, ma Arcigay insiste

Continua la lista delle priorità del Comune in vista di Expo 2015. Dopo la moschea per i visitatori stranieri, i Rom da mettere in qualche modo in periferia, ecco l’ultima: la gay street per i turisti stranieri. La via designata e via Sammartini, zona stazione Centrale, denominata così già negli anni ’90 per la presenza dei primi locali gay o gay friendly.

Vi si trovano infatti un bar («Next Groove»), un club («Club 23») un cruising (club privato per incontri), un disco-bar («After Line»), un sexy shop («Europa 92») e all’angolo con via Schiaparelli una sauna («Metro»). E ancora: un’edicola e un ristorante gay friendly. Il problema però riguarda la sicurezza: le vie intorno alla stazione Centrale e ai binari sopraelevati sono un brulicare di microcriminalità, soprattutto in ora notturne.

Il progetto parte da un’idea del consigliere comunale PD Rosaria Iardino, insieme al consiglio di Zona 2. Le perplessità arrivano però dalla stessa maggioranza politica di cui fa parte la proponente. Gli esponenti di Sel si dicono molto contrari a un simili progetto, ai loro occhi una ghettizzazione di una minoranza di gender. Luca Gibillini, consigliere comunale vendoliano, è “molto contrario ad istituzionalizzare una “gay street” a Milano. Non solo perché suona oggi un po’ da ghetto, non solo perché la gay street avevano senso 20-30 anni fa, ma soprattutto perché faticosamente Milano è diventata e sta sempre di più diventando una città accogliente per tutti e ovunque possono e devono nascere spazi, locali e luoghi anche dedicati a gay e lesbiche”. Per Mirko Mazzali (Sempre Sel): “Pensare che durante Expo sia necessario creare una via o un quartiere per gay non mi convince. Milano è città che rifiuta ogni forma di discriminazione sessuale, tutti i quartieri, tutte le vie sono per omosessuali, per eterosessuali, per chiunque”. Ma anche lo stesso Pd si è espresso contrariamente al progetto della Iardino.

Insorgono gli omosessuali: “La gay street, così denominata ormai vent’anni fa, ha avuto un significato politico e di visibilità molto importante – scrive Arcigay Milano in una nota-. A dispetto di chi, anche all’interno di maggioranza e minoranza del Consiglio, crede che questi spazi siano dei ghetti, ricordiamo che per le loro specificità e caratteristiche questi quartieri rappresentano da sempre le zone più desiderabili a livello abitativo, dove vivere, crescere, creare legami, invecchiare. Rappresentano una dimensione comunitaria vera e viva”. Arcigay poi rivendica il ruolo di Milano come città paladina dei diritti omosex: “Milano è la città del Pride del 2011, di quel ‘Milano siamo anche noi’ dove il senso di appartenenza era inteso trasversalmente a tutte le comunità che abitano la città”.

Un confronto-scontro tutto interno alla maggioranza, quindi. Sembra però più una lotta a chi è più paladino dei diritti gay, segno di quanto questa comunità o lobby, a seconda dei punti di vista, sia diventata influente anche nella nostra città. Certo bello sarebbe se lo stesso impegno ce lo mettessero nel sistemare tutte le altre etero-street…

Gabriele Legramandi

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