Milano, la giunta sfratta il Milan da San Siro. Nuove norme contro le società con dirigenti condannati. Gelmini: “Scivolone che fa male a tutti”

Questa volta è troppo anche per loro. Escludere mezza Milano dalla vita sportiva cittadina non è assolutamente possibile, e per questo a Palazzo Marino si lavora per cercare un escamotage. Stiamo parlando del “Codice etico dello sport”, che la commissione consiliare antimafia, presieduta da David Gentili, insieme a quella dello sport, De Censi, stanno preparando per evitare infiltrazioni criminali nel mondo dello sport milanese.

Tale codice impedirebbe a quelle società sportive presiedute (o comunque governate) da condannati a più di 2 anni di usufruire degli impianti sportivi cittadini. Questa intenzione trasposta sul Milan e su San Siro prevederebbe l’impossibilità alla storica squadra cittadina di giocare nell’altrettanto storico (e unico) stadio cittadino. Il riferimento è ovviamente alla condanna confermata dalla Cassazione a 4 anni di reclusione per Silvio Berlusconi, presidente del Milan. Una pazza idea, alla quale gli stessi attuali inquilini di Palazzo Marino stanno tentando ora di venire ai ripari, e trovare la scorciatoia che permetta ai tifosi milanisti di continuare ad assistere alle partite allo stadio Meazza. Inimicarsi tutta la Milano milanista per una pura questione morale è cosa troppo grossa anche per l’attuale maggioranza di centrosinistra: non se lo possono decisamente permettere.

Per questo la maggioranza di centrosinistra continua freneticamente a studiare norme ad hoc che salvino il Milan dalla proscrizione comunale sugli impianti cittadini. In particolare, quel titolo di presidente “onorario” del Milan posseduto da Silvio Berlusconi, che di fatto lo esclude dagli organi direttivi della società calcistica, potrebbe essere il punto su cui puntare per escludere il Milan dalle disposizioni del codice. Queste informazioni, uscite sul Corriere della Sera, hanno destato non poche preoccupazioni.

L’assessore allo Sport Chiara Bisconti si è però affrettata a smentire: “Voglio rassicurare i tifosi rossoneri e i dirigenti, il Milan potrà continuare a giocare al ‘Giuseppe Meazza’ di San Siro”. Niente di cui preoccuparsi, quindi, secondo l’assessore; il codice etico rimane comunque un importante strumento per garantire legalità e regolarità nello svolgimento dell’attività sportiva a Milano. “Il lavoro del Consiglio Comunale su questa carta dei diritti e dei doveri dello sport è prezioso e andrà avanti nelle prossime settimane -assicura l’assessore Bisconti – Ma questo non ha nulla a che vedere con il diritto di una squadra gloriosa come il Milan nell’avere San Siro come sua casa naturale, perlomeno fino a quando lo stesso Milan non prenderà decisioni diverse. La questione, per quanto ci riguarda, nemmeno si pone”.

Rimane comunque il fatto che, se il codice dovesse essere approvato così com’è pensato dal centrosinistra, il Milan non potrebbe effettivamente usare lo stadio Meazza di San Siro. Alla smentita dell’assessore Bisconti risponde Mariastella Gelmini, deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia: “Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire. Qualsiasi scenario diverso da questo sarebbe a dir poco assurdo. Mi domando – attacca Gelmini – se a Palazzo Marino si rendano conto del danno d’immagine causato al Milan, e in generale alla città di Milano, anche solo per avere fatto insorgere nel più importante quotidiano nazionale il dubbio che il Codice etico nascondesse una norma anti-Milan a causa della discutibilissima condanna subita da Berlusconi. Al danno di immagine si somma quello economico, poiché Milan significa, come tutti sanno, un universo di attività”. Gelmini in particolare sottolinea l’atteggiamento che definisce “improvvisato” della Giunta Pisapia su una questione di così grande e importante entità.

Un dilettantismo, quindi, che mostra il sacrificio totale del buon senso in favore dell’ideologia religiosamente moralistica della Giunta di centrosinistra: “L’articolo del Corriere fa emergere ancora una volta la desolante visione ideologica dell’Amministrazione milanese, un’impostazione che mortifica le eccellenze della città. Non ci sarà la rivolta dei cittadini di fede rossera perché ovviamente il Codice non estrometterà il Milan, ma è certo che la città è molto delusa. Troppe tasse, troppa burocrazia, una concezione della città imbalsamata che stride con la vivacità di Milano. E adesso persino questa caduta di stile, questo scivolone che fa male a tutti”.

Gabriele Legramandi

 

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