LUDOVICO DI MEO, UN PEZZO DA NOVANTA RAI CIRCONDATO DALL’ATTUALE MEDIOCRITÁ

di Endimion

Tra una sibillina Teresa De Santis, un Carlo Freccero completamente fuori di testa che rischia di affossare Rai2, un Marcello Foa annullato dalle sue stesse figuracce, un Fabrizio Salini esperto di prodotto ma che se ne viene fuori con affermazioni sulla riconferma del direttore di Rai2, una Giuseppina Paterniti odiata dai suoi collaboratori, un Giampaolo Rossi che fa più i suoi interessi che quelli della sua esautorata parte politica, un Alberto Barachini che illumina l’azienda televisiva di Stato come uno spiraglio in mezzo al buio pesto, il più valido dirigente della Rai Ludovico Di Meo è stato messo da parte da una direttrice di Rai1 allo sbando.

Di Meo è in Rai da quando aveva 25 anni, scalando con professionalità tutte le gerarchie, partendo da quella di programmista\registra, autore, conduttore, infine dirigente con la carica di vicedirettore di Rai1, con delega; è stato responsabile del prime time, curando molti programmi e contribuendo al successo di svariati Festival di Sanremo, e del day time mattutino, non interrompendo negli anni il successo dei contenitori di quella fascia.

Cambia il governo, circolano nuovi nomi, si avvicendano dirigenti, è questo il ripetitivo mood della Rai fin dalla sua nascita; ma c’è un limite a tutto. Non si può esautorare un numero uno come Ludovico di Meo per mere antipatie aziendali, poiché in questo specifico caso si parla di un dirigente che non ne ha sbagliata una e che ha come unica colpa quella di essere un cattolico di centrodestra. Molti penseranno che Teresa De Santis, Direttrice di Rai1 e simpatizzante della Lega salviniania dell’ultima ora, confermi Di Meo nella sua posizione e gli dia fiducia. Nulla di tutto questo, perché la frustrazione di questa donna, messa giustamente da parte per lunghi periodi per demeriti professionali, è grande e la porta a circondarsi di persone “poco professionali” che nel corso degli anni hanno subito la stessa sorte.

Non a caso, la De Santis è un’ex giornalista del quotidiano comunista Il Manifesto, entrata in Rai con una delle decine d’infornate della sinistra più brutta, relegata prima a televideo e poi alla vicedirezione di Rai1 in quota Fabrizio Del Noce; fare la vice di un “immenso” come Del Noce era molto facile, perché comandava tutto lui. Forse dovremmo dire a Matteo Salvini e a tutta la Lega di leggere gli articoli di una comunista Teresa De Santis, che fino a pochi anni fa sparava a zero su Berlusconi, Fini, Meloni, Bossi e Calderoli additandoli nelle peggiori maniere; dopo averli letti, chiedersi se vale la pena che una persona così resti incollata ad un’importante direzione di rete quale è Rai1. La De Santis si è trasformata tempo zero in una leghista dura e pura, fregando pure Salvini, visto che tutti si chiedono dove abbia trovato il coraggio di piazzarla in quella posizione.

Beppe Convertini, che non si vedeva da vent’anni in tv, si trova a condurre il programma estivo di punta della rete, con un proseguo in autunno\inverno con Linea Verde; è bello e basta, perché non è spigliato, non è naturale, è gobbo-dipendente, non ha nessun merito per avere un’importante ruolo, è impacciato, ride sempre per nascondere la non professionalità in conduzione. Avrà altri meriti, ma forse la tv li deve ancora scoprire! Poletti in quota leghista e la Cuccarini convertita dal Veltronismo a Salvinismo ci stanno, da che mondo è mondo i cambi di casacca sono la normalità. Lascia fuori dai palinsesti Antonella Clerici, mentre promuove Pierluigi Diaco, che di tv non sa nulla, la fa male, porta ascolti mediocri ed è lì esclusivamente per certe amicizie.

Ma che donna è una direttrice che entra di primissima mattina in Viale Mazzini e si chiude in ufficio per non incontrare nessuno? Che donna è una dirigente che non parla con i suoi collaboratori  e rimpiazza i “grandi” con i mediocri? Che direttrice è una donna che piazza raccomandati così spudoratamente e senza meriti? Tutto questo si chiama brama di potere, dopo anni di frustrazione senza averne assaggiato neanche un briciolo; si chiama, inoltre, finire la carriera nel peggiore dei modi, suddita di un potere che la stessa Teresa De Santis ha sempre odiato. Servono più persone come Ludovico Di Meo, che costruiscono un progetto, lo curano, lo dirigono, lo mandano in onda con criterio, semplicemente perché conosce l’azienda e vuole un gran bene alla tv di Stato.

In tutto questo schifo, non ci stupiamo se un numero uno della Rai come Ludovico Di Meo non sia stato riconfermato con entusiasmo nel team di Rai1; guardando alla direzione di rete fino ai collaboratori scelti, raccomandati e isolati per anni per buoni motivi, Di Meo spicca per diligenza, professionalità e senso del dovere, nonché ha saputo accaparrarsi la piena fiducia degli addetti ai lavori. Insomma, si è fatto voler bene da molti, cosa sempre più rara in un settore di arrivisti.

Ma si sa, i mediocri non possono certo parteggiare per la qualità.

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