LUDOVICO DI MEO E STEFANO COLETTA SALDAMENTE A CAPO DI RAI2 E RAI1

di Stefano Bini

Anche per colpa del Coronavirus, è quasi certo che il nuovo piano industriale della Rai salterà; l’azienda televisiva di Stato ha sempre guardato con occhio malizioso a qualsiasi tipo di cambiamento, ma sembrava che qualche barlume di speranza il buon Fabrizio Salini, amministratore delegato, l’avesse ottenuto. Videocalls, riunioni virtuali, crisi economica interna e nazionale, taglio dei budget, sconti sui listini pubblicitari (che tanto hanno fatto incavolare Mediaset) e varie\eventuali che in Rai sono all’ordine del giorno, sembra abbiano fatto slittare il paventato restyling direzionale.

Ma non tutti i mali vengono per nuocere, visto che le direzioni avranno ancora pieni poteri e questa è la cosa più bella che poteva augurarsi la Rai, vista la presenza di pezzi grossi quali Stefano Coletta, anno 1965, a Rai1 e Ludovico Di Meo, classe 1959, a Rai2. Entrambi hanno fatto grande la Rai degli ultimi venti anni: il primo è riuscito a innovare, srossire e svecchiare una Rai3 praticamente morta, anche grazie alle sue doti creative da autore; Di Meo viene da anni di Rai1 in cui ha mietuto successi su successi, dal Festival di Sanremo a Uno Mattina, fino a Storie Italiane. In comune, non hanno solo professionalità e profonda conoscenza del mestiere, ma il fatto di prendere l’eredita di due direttori decisamente sui generis. Stefano Coletta succede a Teresa De Santis, una dei più chiacchierati direttori di rete della storia della Rai, passata dal quotidiano comunista Il Riformista alla direzione della Rete1 in quota Lega, attraversando anche l’amicizia con Francesca Immacolata Chaoqui; a Ludovico Di Meo è andata decisamente peggio, visto che è stato il successore di un disastroso Carlo Freccero che, oltre ad obbedire a capo chino al Movimento 5 Stelle, partito novizio alle dinamiche Rai, ha sperimentato e tagliato ad cazzum, inserendo amici e conoscenti in rimpiazzo a programmi che facevano anche il 12% di share, obbligando a passare tale fascia al 3%.

Sia per Coletta che per Di Meo, nonostante quello che sta succedendo, il palinsesto estivo è il primo su cui possono mettere davvero mano; seppur limitato e meno esigente di quello autunnale, sarà il loro primo vero banco di prova. Entrambi hanno la grande occasione di riprogettare e proiettare le proprie reti al futuro; il Coronavirus cambierà nel medio termine molte abitudini degli italiani e ciò dovrà servire per comporre nuovi linguaggi\meccanismi editoriali. Pochi in Rai hanno gli attributi di Stefano Coletta e Ludovico Di Meo che, nonostante le crisi su più fronti, grazie alla loro creatività e professionalità sapranno far riemergere i loro canali a dovere, creando programmi ad hoc, confermando ciò che già va, lanciando volti preparati e nel contempo stando attentissimi a non spendere più del dovuto. La storia della Rai è fatta anche di grandi uomini che, se ben stimolati, possono lasciare il segno per numerosi programmi messi a segno con intelligenza; vedere Fabrizio Del Noce: chiacchierato nel bene e nel male, è un dato oggettivo che Rai1 campi ancora di un bel pezzo del suo palinsesto e dei visi lanciati.

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