Lucio Presta Cattivo? Macchè!

di Stefano Bini

Inauguro questa mia rubrica, che spero sarà un successo e un punto di riferimento, ringraziando Massimiliano Buonocore e tutto lo staff de lacritica.org, che mi hanno dato la possibilità di scrivere informalmente, senza censure, raccontando persone e situazioni che ho vissuto in prima persona.

Inizio con una persona, con un manager, che per me è stato un punto di riferimento e continua ad esserlo: Lucio Presta. Circa tre anni fa, fui mandato da Lucio da una nostra comune amica, dirigente Mediaset. Il feedback fu da subito positivo e, tra chiamate, messaggi e scambi costanti di mail, ci ritrovammo a lavorare insieme su Rai1, nell’interessante ma sfortunato programma Parliamone Sabato. Entusiasmo alle stelle, per lui fu una scommessa, per me un piacere essere seguito da Presta, lavorare con Paola Perego e con un team fatto soprattutto di giovani.

Come molti di voi ricorderanno, lo show non brillò in ascolti e, per un fatto che non starò qui a ripetere e altre vicissitudini, il progetto venne chiuso prematuramente; si parlò di asti aziendali contro Lucio e Paola, di budget che non permettevano alla trasmissione di andare avanti, e altre leggende più o meno verosimili. Personalmente, andai fiero di quell’esperienza, poiché alla prima puntata iniziammo con un traino del 9% di share e finimmo l’ultima parte al 18; proprio lo slot che curavo io come autore.

Chiusa quell’esperienza (io la terminai ancora prima della brusca interruzione dello show), non sentii Lucio per diversi mesi, per poi riprendere i contatti con cordiali chiamate e aggiornamenti reciproci tramite messaggi. Consigli, considerazioni, un appoggio morale e professionale, questo è per me Lucio Presta. Pur sapendo che ora ho accanto un altro bravissimo agente come Silvio Capecchi, toscanaccio come il sottoscritto e del quale sono soddisfatto, Lucio mai mi rifiuta una chiamata, difficilmente non mi risponde ad un messaggio, la sua disponibilità nei miei confronti è tuttora commovente. Anche recentemente, ci siamo sentiti per commentare la prossima stagione e fare delle cose insieme, sempre nel rispetto dell’agenzia Vegastar dei Capecchi.

Ho sempre considerato Lucio un numero uno, ma anche un uomo dal cuore duro e dal piglio deciso in ogni situazione; non vi posso nascondere anche un certo timore, anche semplicemente nel parlargli. Recentemente, l’ho intervistato per Libero, ed è venuto fuori un lato sentimentale, malinconico, profondo che, seppur conoscendolo di persona, non avevo mai colto. La madre deceduta mettendolo al mondo, un padre che non l’ha mai abbracciato, la solitudine di collegi sempre più lontani dove veniva spedito come a espiare una punizione, e dai quali era bravissimo a farsi cacciare, la morte della zia che gli ha fatto da mamma, l’affetto per le sue creature, la scomparsa della donna che è stata la madre dei suoi figli, fino al guardare negli occhi un fratello segreto e scoprirci dentro il figlio amatissimo che lui non è stato, sono tutti temi inseriti nel suo libro Nati con la camicia, edito da Mondadori Electa e scritto a quattro mani con la cugina Annamaria Matera.

Questo libro non mi ha fatto piangere, ma tanto riflettere e pensare a come un uomo così duro, possa avere un mondo dentro sè fatto di profonda tenerezza e amore infinito. Morale: la vita è dura e va combattuta, ma mai giudicare la vita di una persona senza conoscerne il percorso. Discorso retorico ma pur sempre vero!

Lucio, ti voglio un bene sincero e la mia stima è rimasta immutata dalla prima volta che ci siamo visti nel tuo vecchio ufficio in Via Timavo, fino ad adesso. Aspetto un caffè con vista annessa nel tuo nuovo ufficio, a parlare di tv, di loro, del “buongiorno a tutti, meno uno”, di noi.

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