Lockdown: online-shopping a go-go

di Martina Biassoni

Durante il lockdown la scelta dello shopping online è aumentata, ma perché?

È risaputo che l’esperienza d’acquisto – nella vita pre-Covid, ma soprattutto in un periodo tanto sconfortante ed incerto quanto quello del lockdown – sia un moral booster. Degli studi hanno associato la sensazione che si prova durante lo shopping, ma soprattutto al momento dell’acquisto, con il rilascio di serotonina, l’ormone della felicità.

Acquistare beni materiali, per quanto sia un placebo momentaneo, innesca un insieme di reazioni nel proprio corpo che riconduce ad una pace dei sensi che si prova soltanto nei momenti più felici della vita. Allo stesso tempo, però, la soddisfazione è momentanea, non durevole, ed è appunto su questo senso subitaneo d’insoddisfazione che giocano i geni del marketing 2.0.

Quando si acquista, diciamo, una t-shirt, si va a supplire una mancanza, ad un vuoto che prima dell’acquisto non si sapeva di provare e che si forma in automatico nel momento in cui si vede qualcosa di appetibile in un negozio o una pubblicità, quindi – fatte tutte le valutazioni estetiche, economiche ed in merito all’ecosostenibilità del caso – si procede con l’acquisto. È nell’esatto istante in cui l’oggetto passa ad essere di nostra proprietà che il senso di soddisfazione e di chiusura di quel vuoto si manifestano.

Appunto per questa ragione, un momento instabile e vuoto come il lockdown che abbiamo appena vissuto ed in cui la necessità d’acquisto in sé e per sé non sussisteva, ma il grigiore di giornate sempre uguali, distinte l’una dall’altra soltanto dal tempo atmosferico, ha portato gli italiani, gli habitué dello shopping vis-à-vis, ad affidarsi agli e-commerce. Chi un po’ incerto, chi diffidente, uno dopo l’altro siamo diventati degli esperti dell’acquisto online: molto semplice, direttamente consegnato al cancello, abbandonato dal corriere e ritirato dal legittimo proprietario.

“E lo shopping-buzz?!”, vi starete chiedendo.  Il confronto tra l’aspettativa emozionante del proprio pacco, l’incertezza della vestibilità d’ogni acquisto; e l’esperienza non virtuale in negozio non può essere fatto, sono entrambe situazioni distinte, ognuna con le proprie virtù ed i propri difetti. Ma, quando l’attesa entra in gioco, di certo il senso di contentezza si trova ad aumentare e al contempo ad essere sollecitato dalla curiosità, dal fermento che lo shopping “al buio” comporta.    

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