Lo stato di fatto nel dibattito politico

Negli ultimi 5-6 mesi, tutta l’attenzione che abbiamo riservato all’attualità politica tradizionale è stata senz’altro dovuta alla improbabilità politica di tutto il resto.

La old politcs tiene banco a seguito dell’inconsistenza, dell’immaturità e dei fallimenti in nuce di tutto ciò che proviene dal mondo della società civile non riconducibile all’offerta politica mainstream.

Questo è un paese dove ci si continua a suicidare in silenzio, dove si prova persino vergogna ad ostentare la propria sopraggiunta indigenza e dove, l’unico vero segnale di ribellione attiva, è registrabile da quella tendenza endemica delle persone verso quelle forme di resistenza fiscale individuale che si fanno via, via più significative e diffuse.

Altro non esiste o è ancora poco e più marginale ancora della pura rivolta individuale a questo inferno fiscale.

Questa è la realtà e non c’è quindi da meravigliarsi che l’attenzione di analisti e commentatori della politica, anche di quelli che non sono a libro paga di nessuno, si concentri ancora, quasi a forza, sulle vicende politiche interne alle istituzioni e alla dialettica tra i partiti e gli schieramenti classici.

Gli stessi Indipendentisti, in tantissimi casi, sembrano più intenti a stigmatizzare il nuovo possibile connubio tra Lega e Berlusconi, piuttosto che pensare a come poter porre all’ordine del giorno l’uscita dall’Italia dai territori a maggior residuo fiscale.

Più desolante di così si muore!

Di contro a questo governo o Salvini e Berlusconi oppure il puro nulla.

Che colpa ne possono avere analisti e commentatori della politica attiva di tale stato di fatto?

Di chi si sarebbe dovuto parlare ed approfondire in questi mesi, in alternativa?

Di Passera che vuole rifondare il centro-destra a sua guida?

Di tutte quella miriade di inutili prese di posizione di partitini che ancora sostengono che senza il loro apporto questo paese e l’area politica alla quale appartengono non possono rinnovarsi ed ambire a grandi traguardi nella responsabilità di governo?

Di Fini che vuole spacciarsi per liberale e se le inventa tutte insieme a quella triste pletora di personale politico proveniente, a varia maniera, dalle sue fila?

Di Grillo che invece di ammettere di avere fallito e tornare a fare il comico (ci avrebbe fatto una bella figura) continua ad impartire altre sconclusionate direttive alla sua banda di ‘miracolati’ in Parlamento?

Di tutto questo avremmo dovuto scrivere di più?

Dell’assoluta incapacità di tutta una società civile di non essere ancora in grado da sé di uscire dal brodo primordiale della mera e confusa protesta, avevamo già detto prima.

Di cosa altro potevamo scrivere, se non dell’unica possibilità, per quanto ibrida o remota, che si sta coagulando in funzione anti-PD?

Berlusconi e la nuova Lega di Salvini sono dei giganti rispetto a tutto il grigiore e la mediocrità elencata sopra, pur con tutti i loro problemi di credibilità.

In relazione a tutti costoro sono come gli originali rispetto a delle fotocopie sbiadite!

Siamo entusiasti di ciò? Non necessariamente, ma non potevamo non dirlo, urlarlo e scriverlo.

Cristiano Mario Sabbatini

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