LO STATISTA SILVIO, LA FUTURA PREMIER GIORGIA E QUEL SÒLA DI CONTE

di Endimion

La politica si sta evolvendo a vista d’occhio. Silvio Berlusconi è apprezzato anche dalla sinistra, sembra ad un passo dal Colle e fa i complimenti a Fabio Fazio; Giorgia Meloni è il leader più apprezzato della politica italiana, Fratelli d’Italia è inarrestatamente in crescita e il partito ha una compattezza invidiabile. Giuseppe Conte si vede e sente sempre meno, non sa più che pesci prendere, il “suo” Governo collezione figuracce e la politica estera, come quella interna, è una catastrofe.

Nel primo caso, la moderazione di Silvio, dei suoi fedelissimi, parlamentari e di tutto il partito, sta pagando; Berlusconi parla da statista, ancora da grande leader e sta già annusando aria di Quirinale; il popolo, lo ama ancora, è arrivato l’apprezzamento da quella sinistra che l’ha sempre odiato e viene rimpianto da tutti, specialmente se si paragona a questo Governo di cialtroni.

Giorgia Meloni è chiara, decisa, sicura, è donna e ha fatto finalmente capire che la destra italiana non appartiene (fortunatamente) a Salvini; un capo di partito stimata dai sui parlamentari, dalla base e ormai da tutta Italia, poiché il suo amare smasmodicamente il bel paese si sento tutto.

Giuseppe Conte tiene insieme il governo con i fili del ricamo, consapevole del fatto che durerà ancora pochi mesi, schiacciato dalle pressioni del Pd, da un’opposizione concreta e da un’Europa che, nel post Covid, vorrà vedere riforme e atti economici. Il Governo non ha più la maggioranza del paese da mesi, eppure si ostina ad andare avanti pensando di essere l’unica salvezza. Si sbaglia.

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