L’Italia e i suoi chioschi: un patrimonio con cui inebriare il palato

di Martina Grandori

L’Italia del buon gusto, l’Italia della cucina eccellente, l’Italia del buon cibo ce la sta mettendo tutta per ripartire. Il mondo della ristorazione soffre, soffre parecchio in questo periodo nonostante si parli di timida ripresa alla normalità. La verità è che la gente esce di meno, la gente ha meno voglia di spendere, la gente va meno al ristorante e così gli chef si stanno ingegnando per trovare soluzioni seducenti. E quale idea migliore di aprire chioschi, barettini e piccoli ristoranti sulla spiaggia? Chi è al mare, in fondo in fondo, ha solo una gran voglia di una vacanza all’insegna della vecchia normalità, spensierata, contornata anche di momenti di conviviali, goderecci seduti a tavola – che sia di lusso o spartana non importa – ma a tavola tanto non si invecchia. Anzi.

Antesignano di questo lifestyle fu vent’anni fa Moreno Cedroni che aprì a Portonovo (Ancona) il Clandestino, susci (lo ribattezzò lui così) bar sulla spiaggia dove iniziò a proporre squisitezze inedite ispirate al mondo iconico Fities come il tatami di tonno bianco Elvis, l’hot dog di gamberi Drive In.
Ancora oggi il Clandestino è il tempio per vacanzieri (il Cornero è una delle zone più belle delle Marche), anconetani e stranieri a caccia di cibo da Oscar, il tutto in un contesto balneare come quello di un bar a ridosso della spiaggia libera, un sofisticato ma democratico esperimento sociale: con 12 € si pranza con panini di mare, hot dog di gambero o, sempre con 12 €, al tramonto si beve un aperitivo assaggiando meraviglie per il palato, tutte sperimentazioni consolidate del geniale Cedroni. Susci è divino, questo il gioco semantico proposto dallo chef marchigiano per l’estate 2020, Cedroni gioca con i nomi delle divinità dell’antica Grecia e i suoi miti e battezza così i suoi nuovi piatti. Unico problema il trovar posto, bisogna giocare d’anticipo e prenotare, altrimenti si resta a bocca asciutta.

In Abruzzo, sul lungomare di Silvi Marina (Teramo), nel cuore dell’area marina protetta Torre del Cerrano, lo chef Fabrizio Sacco ha aperto Loasi. Una storia da film questa di Sacco che, da ingegnere gestionale si è trasformato in stimato chef dopo un corso di cucina da Niko Romito, tre stelle Michelin, fautore della cucina italiana contemporanea di ricerca e qualità. Uno shift ragionato questo di Sacco, in fondo essere chef eccellenti comprende anche aspetti da ingegnere, ma ai fornelli. È così che Sacco ha dato nuovo lustro ad uno dei tanti stabilimenti balneari della costa. Loasi è un indirizzo sulla spiaggia che vale veramente una tappa perché, oltre ovviamente a puntare all’eccellenza della materia locale, è anche un ristorante ecosostenibile, gli anni lavorati a Copenaghen hanno fatto assimilare a Sacco una spiccata coscienza etico-ambientale, da Loasi tutto è certificato organico al 100% e tutto si ricicla, asset attualissimo in quanto sprechi, riciclo, prodotti locali e sostenibilità ambientale sono punti chiave per il domani di tutti, non solo degli chef.

Fra le dune selvatiche di Bovo Marina, Agrigento, Riserva Naturale di Torre Salsa, 30 chilometri dalla Valle dei Templi, c’è la Locanda Perbellini al mare, progetto dello chef scaligero, due stelle Michelin Giancarlo Perbellini. Gli ingredienti scelti da Perbellini? Del territorio chiaramente, lunga vita a pomodoro, limone, vongole e liquirizia, gli abbinamenti sono come un ottovolante: sedersi da Perbellini vuol dire stupore e meraviglia come al luna park.

In Sardegna, ad Arzachena, Big Sur è una garanzia per un boccone dal sapore cosmopolita, in cucina c’è Emanuele Gasperini, chef di Saigon a Milano. L’ambiente è sicuramente da vita Smeralda, ma in fondo si sa che lì nulla è regalato.

Sempre in Sardegna, a Golfo Aranci, la rinomata pescheria Perla, ha aperto Gentedimare, ristorantino sul mare con servizio take-away con il miglior fritto della zona, oltre ovviamente a ai piatti tipici italiani a base di pesce.

E per chi resta in città? Per chi non ha la fortuna di una fuga lontano dalla routine? Le città italiane non se la cavano male, paradossalmente ora dopo il Covid, chioschi e dehor vivono momenti d’oro. Complici i comuni che incentivnoa i commercianti che decidono di prolungare la propria attività con tavolini e luci all’esterno, dando un’allure e una nuova vita a quartieri, piazzali, corsi o viuzzole. Hot spot di un’aggregazione più soft rispetto ai locali manierati, un fil rouge che ridisegna una nuova geografia urbana molto più variegata e cosmopolita, vivace. Gastronomia casereccia e storie di vita umana diventano un unicum, si servono in un unico piatto, e così da luoghi considerati di second’ordine vengono promossi, sono luoghi dove umanità, buon cibo e bon vivre si ritrovano a formare un unico ingrediente. Ingrediente indispensabile nella vita.

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