L’essenza delle sardine

di Gabriele Rizza

Di questi tempi le manifestazioni di piazza vanno salutate sempre con piacere, progressiste o sovraniste che siano. Lo stesso vale per la piazza più chiacchierata del momento: quella delle sardine. Anche per questo non è interesse di questo spazio andare a spulciare i legami dei padri trentenni delle sardine con gli esponenti del PD o capire quanto sia stato tutto o in parte organizzato a tavolino. Risulta sterile anche una riflessione molto in voga: sottolineare come le sardine manifestino contro l’opposizione quando la loro “parte” politica più vicina governa insieme al M5S.

Contestualizzando, invece, è facile capire come sia del tutto naturale a Bologna la nascita di un movimento di contestazione quando il centrodestra, dopo l’Umbria, rischia una storica vittoria nella regione rossa per eccellenza, l’Emilia- Romagna. E poi, ricordiamolo, l’indole della politica vuole che si manifesti contro il nemico a prescindere, come per più di quarant’anni si è manifestato contro il Movimento Sociale Italiano, nonostante avesse sempre tra il 5 e l’8% dei consensi, oltre ad essere istituzionalmente isolato.

A leggere il loro manifesto, le sardine nascono dichiaratamente contro Matteo Salvini e la sua politica, in particolare contro la sua comunicazione sui social network. Un racconto, quello di Salvini, falso e creato ad arte, con il fine di imbambolare gli italiani facendoli credere in problemi che non esistono e, qui sta il maggior crimine, aizzando umani contro altri umani, seminando e raccogliendo odio. Il manifesto non menziona direttamente gli immigrati, ma è facile intuire come siano loro il nodo centrale.

La novità portata dalle sardine non è ancora questa. Infatti, sono state centinaia le contestazioni a Matteo Salvini vissute con questo spirito, però con identità e bandiere politiche chiare e ben visibili in piazza, come quelle dei centri sociali o dello stesso PD. Il movimento nato a Bologna il 14 Novembre, invece, si pone come ribellione della società civile che “per troppo tempo” ha lasciato il leader della Lega libero di raccontare menzogne e seminare odio.

Le sardine, secondo il loro racconto, sono “persone normali di tutte l’età, impegnate nel loro lavoro, nello sport e nel volontariato, che amano aiutare gli altri”. Nella pagina Facebook le parole chiave sono: sentimenti, relazioni umane, creatività, altruismo ed emozioni. Soprattutto manca il contorno pedagogico tipico di un discorso di sinistra. Sono elementi nuovi nel contesto quanto vecchi nella comunicazione politica. Per paradosso, le sardine non fanno altro che riprendere una tecnica cara a Silvio Berlusconi con il suo “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio” o peggio per loro, allo stesso Matteo Salvini con la sua “rivoluzione del buonsenso” e ai suoi Baci Perugina su FB, o ancora, a Matteo Renzi con i suoi gufi; ovvero la tecnica di svuotare di contenuti politici la propria azione politica, facendo leva sui sentimenti umili e sulle emozioni.

Certo, la sinistra liberal ha già usato questa tecnica, per esempio dando spazio ai bambini immigrati per la campagna a favore dello ius soli, ma qui siamo sul piano delle emozioni shock, e non di quelle morbide generalmente sfruttate dal centrodestra. Insomma, le sardine si propongono di sfidare Salvini sullo stesso piano comunicativo, semplicemente rovesciando la narrazione: non gli immigrati che delinquono a Milano Centrale, ma italiani che odiano umani per colpa di qualcuno che li ha plagiati. Sul perché la politica abbia svuotato sé stessa di contenuti politici, è un altro discorso. Di sicuro l’Italia del secondo dopoguerra era un paese iper-politico che è andato a sbattere contro il muro di Mani Pulite.

Infine, il sotto-testo politico delle sardine è fatto di antifascismo, antirazzismo e inclusione, senza menzionare le parole disoccupato, povertà e diritti sociali. Per questo motivo il movimento sarà una meteora: una sinistra che non mette al centro l’emancipazione sociale dei subalterni, ma esclusivamente l’emancipazione civile, è destinata a fallire.

Sarà liberal, ma mai sinistra.

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