Le pensioni e l’omofobia di certa stampa

In questi giorni infuria la polemica sulla modifica delle pensioni di reversibilità che il governo Renzi vorrebbe “razionalizzare”, ovvero ridurre. Con tutta probabilità il provvedimento verrà stralciato essendo criticato anche all’interno dello stesso PD.

Non entro nel merito della questione (sulla quale non avrei i mezzi tecnici per scrivere con competenza), ma voglio qui portare l’attenzione su certa stampa (carta straccia) che non perde occasione per insultare e gettare fango sulle persone glbt. Il casus belli è un articolo scritto da Sergio Rame su “Il Giornale”. L’intento dell’articolo è chiaro fin dal titolo che così recita: “Renzi taglia la reversibilità alle vedove e la estende alle coppie gay”. E se non fosse abbastanza ecco che l’autore meglio specifica citando una dichiarazione dell’immancabile Gasparri, immancabile ogni volta che c’è da insultare qualcuno e far brutta figura, come incipit dell’articolo. Secondo il parlamentare e vicepresidente del senato “è incredibile che il governo italiano stia pensando di tagliare le pensioni di reversibilità per i vedovi e le vedove e al tempo stesso le estenda alle coppie gay”. Lo scandalo consisterebbe nel colpire una fascia debole della popolazione per dare la pensione di reversibilità anche alle coppie omosessuali. Ora, non so in che mondo viva Gasparri, ma nel mondo reale anche le persone glbt sono una frangia debole della popolazione. Non tutte le coppie omosessuali sono come Dolce e Gabbana o come Elton John e suo marito. La maggior parte di queste coppie è fatta di persone normali, che lavorano e fanno fatica esattamente come le coppie etero e che, in più, devono subire l’omofobia costante della società e delle istituzioni. Non si capisce dunque perché debbano avere un diverso trattamento rispetto alle altre coppie. Inoltre, collegare il taglio (o, meglio, la razionalizzazione) delle pensioni di reversibilità al ddl Cirinnà ora in discussione è a dir poco scorretto. In tutti questi anni molti governi hanno messo mano alle pensioni, tagliando fondi per darli a banche e finanza, in un’ottica di mantenimento dei privilegi. Questo è il vero motivo per cui si tagliano i diritti e le pensioni. Dov’era Gasparri quando Marchionne fece il famoso referendum interno alla FIAT per tagliare diritti agli operai? Dov’era tutta questa dedizione per le “classi deboli”? Non c’era, ovviamente, perché certi politicanti si ricordano delle difficoltà della gente solo quando le vogliono usare in modo strumentale per dividere e diffondere odio.

Sostenere che i diritti andrebbero negati a una parte del popolo italiano per garantirli agli altri è una cosa a dir poco indecente e irresponsabile. Si crea, infatti, una divisione interna al popolo stesso e una “guerra tra poveri” che non può che far male alla società, anche se fa vendere sicuramente copie, facendo leva sull’ignoranza e sull’omofobia di molti. Un giornalista, però, dovrebbe per lo meno avere un minimo di etica e dovrebbe scrivere cose vere e non cavolate ideologiche. Ma che quelli de “Il Giornale” siano giornalisti solo di nome, è cosa ormai nota. La testata non è nuova ad attacchi e insulti gratuiti alle persone glbt. Ricordiamo un articolo (da me già citato in altri casi) sul caldo estivo intitolato “finalmente anche i froci sudano”, come se le persone glbt fossero dei fannulloni che passano le giornate in ozio. Un titolo, questo, che ancor meglio di quello sulle pensioni rende l’idea della serietà della testata e dell’omofobia dei suoi autori.

Ciò che rende il tutto ancor più becero è il fatto che “Il Giornale” stia a galla grazie alle sovvenzioni statali alla stampa, sovvenzioni pagate con le tasse della gente, persone glbt comprese. A quanto pare i gay fanno schifo a quelli de “Il Giornale”, ma i loro soldi no. E qui mi sorge una domanda per Gasparri: questi soldi non sono rubati alle “persone in difficoltà”? Senza considerare che una testata che si definisce di stampo liberale dovrebbe rifiutare le sovvenzioni statali. Troppo comodo essere “liberali” quando si parla di soldi spesi per gli altri e “statalisti” quando si intascano le sovvenzioni. Un male, quello delle sovvenzioni statali alla stampa, piuttosto diffuso visto che la gran parte delle testate le prende. Che io sappia, tra i giornali stampati solo “Il fatto quotidiano” non prende sovvenzioni e molti di essi non potrebbero sopravvivere senza. Per le testate on line, la cosa è ben diversa. “La Critica” non ha nessuna sovvenzione.

Se dunque i signori de “Il Giornale” ritengono che si debbano tutelare i diritti delle persone deboli, perché non rinunciano alle sovvenzioni? Dimostrerebbero, tra l’altro, di essere davvero liberali come dicono. Ma, ahimè, dubito che lo faranno. Piuttosto continueranno a gettare fango e falsità addosso a milioni di persone usando i loro stessi soldi per farlo. E questo sì che è incredibile, altro che i diritti per le persone glbt!

Enrico Proserpio

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