LE ORIGINI DEL MALE. Passabile solo grazie Olivia Cooke

John Pogue, regista di questo film, ha sempre condotto molto bene thriller e horror. Ricordo con piacere “Ghost ship” un interessante b movie, Skulls che ripercorre alcune storie su The Illuminati, e il sequel di REC“Quarantine” (Quarantine 2) eccellente horror spagnolo la cui saga dovrebbe finire quest’anno.

10525961_10202276288859945_126896073869601812_nLe Origini del Male è un interessante film non per il tema già pesantemente trattato sui poltergeist e le possessioni demoniache. Qui il punto di vista è il tentativo prettamente scientifico di analizzare il fenomeno e cercare di avvalorare le teorie del “professore” di turno: teoria che si basa sul fatto che l’energia prodotta dall’uomo è anche telecinetica e che gli episodi sono solo frutto di questo. Ovvio che le cose saranno più intricate e che il metodo utilizzato dal gruppo di ricerca sarà inefficace. Ma non vi voglio svelare altro.

Il team di ricercatori che aiuterà Coupland (Jared Harris) è composto da giovani promesse del cinema: un fisicato Sam Claflin già visto in alcuni film di successo (Pirates of the Caribbean e Snow White and the Huntsman), una sexy dottoressa Erin Richards ed altri quasi sconosciuti.

La paziente, e mai appellativo è stato più adatto a descrivere il personaggio, è Olivia Cooke che ha recentemente iniziato la sua carriera, ricoprendo personaggi sempre di film horror o thriller.

1551757_10202276289619964_6604231910359780481_nDicevo paziente perché in effetti uno lo deve essere perforza nel vedere che attorno a se, i personaggi ma soprattutto gli attori che recitano sembrano essere così fuori dal ruolo. Paziente perché di scientifico il team di studiosi ha solo lo stetoscopio forse di latta. Bisogna essere pazienti nel vedere i soliti occhi stralunati e il solito film finto ritrovato chissà come (oramai non se ne può più di film copia Blair witch project). Paziente perché solo un maestro yogi è in grado di sopportare effetti speciali che sembrano fatti con budget da 4 euro e dove lo spettatore sembra scorgere fili di spago che muovono gli oggetti.

Se il film si regge a malapena lo deve ad Olivia Cooke, che tra una espressione assente ed una indemoniata, crea la reale tensione nel film. Nonostante la sua giovane età, e forse proprio per il suo viso così particolare (assomiglia a Venerdì Addams) è destinata ad avere successo almeno nel campo dell’horror.

Il colpo di scena finale cerca di far percepire allo spettatore che gli eventi hanno un ciclo indistruttibile. Il passato si presenta come presente e tutti i protagonisti sono intrappolati in esso. L’unico ciclo che ho notato è solo quello dell’orologio che è passata; il vero orrore sono state le poltroncine del cinema che sembravano cosparse dei rimasugli post esorcismo.

Francesco Bassino

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