L’arte del dire “basta”: scegliere la vita

di Stefano Sannino

Ci sono dei momenti nella vita, in cui ognuno di noi deve imparare a dire: “basta”.
Basta al dolore, basta alla solitudine, basta alla sofferenza, basta alle relazioni tossiche, al lavoro sbagliato, alla facoltà sbagliata, ad una vita che – in breve – non ci appartiene.

Questa sensazione di alienazione dalla propria vita è comune a moltissime persone, un senso di smarrimento che, presto o tardi, attanaglia tutti noi. Che sia un lavoro deludente, una crisi finanziaria, un lutto, un fallimento emotivo, ognuno di noi arriva ad un punto in cui il proprio corpo è un limite, un ostacolo, un confine insormontabile; si arriva cioè a credere di non essere abbastanza, di non essere all’altezza, di non essere giusti.
Quello che ci dovrebbero insegnare da piccoli, però, è che non esistono esperienze giuste o sbagliate, lavori giusti o sbagliati, persone giuste o sbagliate: esistono solo esperienze, lavori, persone giusti nei momenti sbagliati. E questi momenti sbagliati non dipendono né dal mondo, né dal destino né dagli altri, ma solamente da noi. Siamo noi a decidere cosa fare, in ogni momento della nostra vita. Decidiamo chi sono i nostri amici, qual è il nostro lavoro, quale percorso di studi intraprendere, quali siano i nostri sogni. E se da un da un lato veniamo gettati nel mondo – per dirla con Heidegger – e siamo quindi impossibilitati a scegliere se esistere, dall’altro possiamo scegliere la modalità della nostra esistenza, possiamo decidere il come del nostro vivere.

Ed ecco allora che l’abilità del dire basta è fondamentale: dobbiamo dire basta alla sofferenza, basta alle delusioni, basta a tutto quel dolore che paralizza il nostro corpo quando siamo da soli con noi stessi. Basta alle relazioni malate, alle persone tossiche; basta allo studio se questo ci affligge, basta al lavoro se questo non ci soddisfa. Basta, a tutti quei momenti sbagliati che ci fanno perdere le opportunità e le persone giuste.

Ma sopra ogni altra cosa, diciamo basta a tutto quello che gli altri si aspettano da noi, a ciò che la società pretende dalle persone che indossano le nostre scarpe, perché – in fin dei conti – siamo solo e soltanto noi a sapere cosa si prova a camminare nei nostri panni.
E dunque, mentre diciamo basta a tutte queste cose, ricordiamoci che non è affatto vero che chi si accontenta, gode, perché l’accontentarsi equivale a morire in terra. Siamo noi i fabbri del nostro destino, siamo noi coloro che forgiano la nostra esistenza che non abbiamo scelto all’inizio, ma che scegliamo ogni giorno, dopo ogni delusione, dopo ogni dolore, dopo ogni sofferenza quando deliberatamente decidiamo di rimanere in vita.

Forse la nascita non l’abbiamo decisa e non decidiamo neanche la morte, ma quel che è certo è che decidiamo la vita, scegliamo la vita e questa vita, non ha un modo giusto o sbagliato di essere vissuta perché solo noi possiamo sapere cosa ci appartiene, cosa desideriamo, come ci sentiamo.
E tutto questo andrebbe ricordato anche nei momenti più bui, quando il dolore sembra troppo forte per poter essere superato, quando ci si abbandona – piangenti – nell’abbraccio di un proprio caro o della propria solitudine, quando scegliere la vita non è così scontato.

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