L’ARES GATE C’È STATO ED ORA TENTA DISPERATAMENTE DI TORNARE (ma i bei tempi delle bufale sono finiti)

di Stefano Bini

Ares Film o altre case di produzione, gente omosessuale o meno, persone facenti parte di una setta o di un gruppo di lavoro sui generis, fatto è che dopo il “lelemorismo”, post 2008, per dieci anni abbiamo assistito al “tarallismo”; sia chiaro, entrambi sono stati sotto il cappello del “berlusconismo”, che a tanti ha dato da mangiare e a molti ha fornito un’opportunità lavorativa per non entrare nel dimenticatoio.

In tutta questa storia, dobbiamo far caso ad una situazione: proprio come è accaduto alla maggior parte degli assistiti di Lele Mora, quelli di Alberto Tarallo, ex produttore Mediaset e Ares Film, ex compagno di vita e di affari del defunto Teodosio Losito, accusato dalle persone a cui per anni ha dato da mangiare di essere un “Lucifero manipolatore”, non hanno più lavorato, se non in ospitate per ricordare i tempi che furono o in qualche reality show. Finito il filone degli sceneggiati trash, che negli ultimi tempi facevano ascolti da fame e alle quali il duo Tarallo\Losito erano a capo, gente come Manuela Arcuri, Gabriel Garko, Adua del Vesco, Massimiliano Morra, Raffaella di Caprio e molti altri non hanno più lavorato in maniera costante e seria.

La Arcuri, tra l’impegno di mamma e la fine dei ruoli in quelle commedie, tranne qualche intervista sui giornali e alcune apparizioni nei programmi della D’urso, non si è più vista in film, commedie o serie tv. Garko, tra una copertina che lo ritraeva sempre a spasso con ragazzi e una punturina di botox, la scorsa settimana ha dichiarato di essere gay al Grande Fratello Vip, davanti ad un’Adua del Vesco frignante, la quale ora ha disturbi mentali per essere stata la finta fidanzata di alcune persone dello spettacolo; il tutto, per volere di un “sistema”. Stessa sorte da oblio anche per l’attuale gieffino vip Massimiliano Morra che, se non fosse entrato all’interno del programma di Alfonso Signorini, sarebbe ancora a Napoli a coccolarsi la sua fidanzata, sperando sia vera e non una copertura, visto che la del Vesco ha sussurrato ad un’altra concorrente del reality che lui è gay. Raffaella di Caprio, tra un’elezione ad attrice più bella del 2019 e uno spettacolo al Bagaglino, come il rito “berlusconiano” vuole, è riapparsa ieri sera a Non è l’arena di Massimo Giletti, subito dopo l’intervista in esclusiva ad Alberto Tarallo, il quale ha diffidato Mediaset dal parlare dell’affare Ares Gate ma che Live-Non è la D’urso ha incalzato per un terzo della sua messa in onda. Giustamente.

Tra litigate, morti, finti scoop, dichiarazioni di orientamenti sessuali e fidanzamenti studiati a tavolino, siamo sicuri che il progetto del “sistema” non sia ancora in atto e che tutti gli attori (compreso Tarallo) non stiamo recitando la seconda parte dell’atto? Il dubbio viene poiché tutto sembra studiato a tavolino, per farne parlare più reti televisive possibili, avere spazio sulle copertine dei giornali e storie sui social network. In fondo, è tutto ben comprensibile: la tv si sta evolvendo, le dinamiche passano dopo dieci minuti che le racconti e un certo “sistema” ha voglia di riemergere per tornare ai fasti di un tempo. Si deve pur mangiare e, se sta bene a Mediaset e ai telespettatori, è giusto che stia bene a tutti.

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