L’ambientalismo che verrà e ci salverà

di Martina Grandori

L’ambientalismo ragionato. Finalmente. Se ne sente il bisogno, mancava un’evoluzione illuminata di questa grande corrente di pensiero che scosse il mondo negli anni Settanta, che mise le basi per una presa di coscienza, ma che poi nei decenni non ha saputo cambiar pelle.
 
L’ambientalismo idealista e romantico dei fricchettoni sta diventando un ambientalismo ragionato. Portabandiera di questa corrente culturale che pian piano si sta facendo conoscere, sentire e apprezzare Vincenzo Pepe, uomo di cultura, professore all’ Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e fondatore del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente.
 
Per il mondo della cultura Vincenzo  Pepe è sicuramente una persona lungimirante, dal quell’ambientalismo passionario e fondamentalista, ha estratto un ambientalismo che guarda alla scienza, alla ricerca e alle tecnologie come origine e fondamento della qualità della vita. Quindi, l’ambiente non sono solo la natura e fauna, ma anche tutto ciò che ci circonda, compresa la tecnologia, tanto quanto la musica. A tal proposito, abbiamo intervistato il professor Pepe in merito al suo concetto di ambientalismo ragionato, ne sono usciti spunti molto interessanti e molto attuali in questo inizio d’estate in piena emergenza Covid.
 
Il no, il non fare non sono d’attualità in un mondo così veloce, dove anche la tecnologia si è integrata con l’ambiente, in fondo l’ambiente è un unicum fra natura, fauna, uomo, culture e centri urbani. Da qui il promuovere un’idea di ambiente come valore che va tutelato, rispettato e promosso sapendo coniugare sviluppo – inteso come progresso, che ha ovviamente anche i suoi rischi – e sostenibilità, ovvero uno stile di vita più responsabile e virtuoso.
 
La sostenibilità è il metro di valutazione delle azioni dell’uomo. È il calcolo dello sviluppo, non la negazione del medesimo. Lo sviluppo non si può negare, sarebbe come non accettare l’evidenza dei tempi, ma si può parlare parallelamente di eco-compatibilità, cioè il calcolo del rischio – spiega il presidente Presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe.
 
In Italia siamo ancora molto indietro sull’educazione ambientale e civica, siamo ancora incivili e sprezzanti di molte fortune che la nostra meravigliosa, unica, Penisola custodisce. La sensibilizzazione, la formazione in ambito scolastico è un investimento imprescindibile” spiega Pepe che incalza “l’educazione ambientale è una multi-disciplina, comprende  tantissimo: dalla storia, alle scienze, alla tecnologia, alla letteratura, alla sociologia, all’etica comportamentale.
 
Non è una novità, che se si vuole cambiare una società, bisogna partire dalla formazione dall’istruzione dei giovanissimi, a cinquant’anni non si cambia di certo il proprio stile di vita così facilmente. Educare i bambini ad uno stile di vita rispettoso è basilare per supportare l’economia circolare, quel modello a cui il mondo auspica di arrivare in maniera massiccia, quell’economia capace di rigenerarsi da sola, di riutilizzare materiali di scarto per ridurre al minimo gli sprechi, un po’ come dovrebbe essere anche sulle nostre tavole, imparando a non sprecare cibo, che oltre ad essere immorale, è uno spreco di denaro ed energie.
 
Prendiamo Vatolla, borgo nel Parco nazionale del Cilento – spiega Pepe – È un esempio a mio avviso perfetto di convivenza fra ambiente-storia-cultura-gastronomia-società. Un borgo di 500 abitanti, specchio di quell’Oasi di Filosofia dei luoghi di eccellenza dove cultura e ambiente sono in simbiosi.
Il rispetto di chi vive in questi piccoli borghi per tutto ciò che circonda fa riflettere. Tanto. Perché dopo la pandemia, dopo che si è letto in tutte le salse del progressivo abbandono di queste semi abbandonate, i borghi potrebbero tornare ad essere il modello di un nuovo turismo che fugge da folle e assembramenti. In Italia ce ne sono tanti, da Bobbio, a Venzone, a Montemarcello, a Castelmezzano  a Ovindoli, a Pestum, un’estate per recuperare veramente la territorialità e ridare peso e valore al concetto di “locale”, retta filosofia che va ben al di là del km 0, filone di cui purtroppo sono emerse perplessità.
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Un pensiero riguardo “L’ambientalismo che verrà e ci salverà

  • 31 Maggio 2020 in 06:53
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    Da tanto sostengo questo! Gli italiani sono maghi a risollevarsi dopo una caduta ed il ritorno ai nostri Borghi sicuramente migliorerebbe la qualità della vita. Certo manca proprio l’educazione ambientale sostenibile non serve l’ambientalismo dogmatico e assoluto oggi peraltro inapplicabile, si pensi al territorio aperto:serve uno sviluppo sostenibile di basso impatto piuttosto che l’abbandono.

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