L’ALTRA FACCIA DEL CORONAVIRUS

di Martina Biassoni

Ieri sera il nostro direttore è stato invitato di nuovo da Antonio Corcione ad una trasmissione di Radio Informazione Libera, nella quale si è parlato e discusso di un tema molto importante – che già era stato toccato durante le scorse trasmissioni- che sta affliggendo l’Italia, i suoi imprenditori e la sua economia:gli effetti del Coronavirus.

Sappiamo molto bene che il Coronavirus ha portato delle difficoltà nella quotidianità di molte Regioni italiane, ha fermato le aziende o comunque le ha molto rallentate, obbligandole a sperimentare, ove possibile, delle metodologie di lavoro che ancora in Italia sono mal viste (sempre per il luogo comune che “quando il gatto non c’è, i topi ballano”, quindi che quando non si è in ufficio, controllati a vista, non si lavora) e poco diffuse come lo smart working, ovvero la possibilità – grazie alle tecnologie moderne – di “portarsi il lavoro a casa” e svolgere la propria attività da lì.

Purtroppo però questa non è una possibilità ampliabile a tutte le imprese che formano e danno vita al panorama economico italiano, che come è risaputo si fonda su una tradizione molto forte di piccole e medie imprese che svolgono attività diretta con il cliente, nel rapporto di fiducia reciproca e fidelizzazione che solo il tradizionalissimo face-to-face può permettere. Anche perché sappiamo bene che il settore che sta già vedendo gli effetti di questa epidemia non è il settore alimentare, non è ilsettore dell’informatica dove il lavoro in remoto è ampliamente fattibile, ma uno dei settori principali dell’economia italiana: quello turistico, di tour operator e trasporti.

Questi, per il settore turistico, come già ci raccontava giovedì ed ha ribadito ieri sera molto bene Corrado, l’albergatore di Rimini e provincia che oltre a gestire hotel gestisce anche servizi di trasporto privato ed un tour operator, questo periodo sarebbe stato uno fra i più occupati per lui grazie a gite scolastiche, congressi, fiere ed eventi che però sono stati cancellati a causa del Coronavirus. Non sono in pochi, continua a raccontarci, gli amici che lo chiamano e si confrontano con lui in fatto di perdite e problemi generati da tutte queste cancellazioni che continuano ad arrivare e che iniziano anche a trasferirsi nel lungo periodo e sulla stagione in cui veramente il settore turistico guadagna: l’estate.

Non sono in pochi quelli che stanno già avendo difficoltà a pagare le tasse entro il 16 di questo mese, quelli che si trovano costretti a chiudere o a lasciare a casa dipendenti perché non possono sostenere i costi di mantenimento. Lo stesso racconta Gennaro, un altro imprenditore nell’ambito dei tour operator, che si trova anche d’accordo con l’analisi del nostro direttore editoriale Massimiliano Buonocore: “la mala gestione di Ministero dell’Interno e Governo di questa situazione ha messo in evidenza i gravi limiti di coloro i quali si trovano a gestire le nostre vite dal punto di vista governativo: siamo uno stato con troppa burocrazia, troppe difficoltà di gestione perché ci si rimanda sempre l’un l’altro la palla; non siamo degli ottimi comunicatori: piuttosto che descrivere chiaramente la situazione con le sue cause ed effetti, è stato messo in campo un tentativo di contenimento dei contagi che ha provocato panico e psicosi collettive, Conte si è “dilettato” in trasmissioni televisive, senza mai presentarsi a dare un aiuto concreto nelle zone rosse… Insomma il Coronavirus è stato gestito male, e questo denota un’impreparazione alla gestione di eventuali problemi improvvisi che si riversa e si riverserà sempre sugli imprenditori e sui cittadini.”

Ricordandoci di fare un grosso, grossissimo applauso alla nostra Sanità, di ringraziarli per la fatica che stanno facendo in quest’epoca d’allarme e che fanno sempre, con turni difficili, strutture non sempre all’avanguardia, maleducazione di pazienti e parenti e, molto spesso, una retribuzione irrisoria rispetto a quanto loro fanno e donano alla comunità; speriamo in un futuro migliore, in cui impareremo a gestire meglio queste situazioni e ad aiutarci l’un l’altro senza campanilismi fra nord e sud, senza additare vicendevolmente i colpevoli.

E, come dicevano ieri sera tutti gli imprenditori invitati, quest’estate, o non appena quest’emergenza sarà rientrata, ricordiamoci delle difficoltà che stanno affrontando i nostri amici imprenditori, prenotiamo le nostre vacanze in Italia, aiutiamoci l’un l’altro a ripartire perché il Governo non lo sta facendo.

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