LA SFIDA TURCA ALL’EUROPA. Ora fuori dalla Nato e stop fondi UE

di Roberto Donghi
Rimane solo da cambiare il nome dell’aeroporto ed il volto sulle banconote. Sì, perché questa Turchia non ha più nulla che la leghi al grande Kemal Atatürk, primo presidente della repubblica che riformò e laicizzò uno stato piegato da una agonia secolare e dalle trincee della Prima Guerra Mondiale.
Questa Turchia è la Turchia di Erdoğan, un presidente con mire dittatoriali e del tutto intenzionato a combattere quella laicizzazione che, ad inizi 2000, faceva ben sperare in un ingresso di Ankara nella Comunità Europea.
Nulla da fare: il ritorno di Santa Sofia allo status di moschea è una palese dichiatazione di sfida proprio a noi, agli stati dell’Unione.
Prima chiesa e poi moschea sotto l’impero ottomano, il grande edificio bizantino era stato trasformato in museo da Atatürk che la volle “offrire al mondo” così da goderne la millenaria bellezza e la profonda storia.
Una decisione moderna che oggi è stata sconvolta dalla decisione del Consiglio di Stato turco che ha dato il via libera al “cambio di destinazione d’uso”:
“In virtù del diritto della guerra questo monumento, che apparteneva all’impero bizantino, è divenuto proprietà dell’impero ottomano. Maometto II l’ha lasciato in eredità ai musulmani e dunque ci appartiene” ha affermato Yunus Genç, il rappresentante dei Giovani Anatolici di Istanbul.
Una dichiarazione ed una decisione che portano la Turchia verso la teocrazia, rinnegando l’eredità della repubblica Atatürkiana e ponendosi come diretta discendente dell’impero ottomano con conseguenti obiettivi politici e militari;
e mentre la Grecia bastona Erdoğan definendo il gesto “una sfida al mondo civilizzato” il resto dell’occidente sta a guardare l’avanzare di nuovi regimi totalitari, da Hong Kong alla Turchia, senza fare niente.
Una cosa però è finalmente chiara: non c’è più posto per questa Turchia nel mondo libero; è ora di cacciarla dalla Nato, di interrompere il flusso di denaro che Bruxelles le invia per fermare clandestini che fa comunque passare e di arginare le sue mire nel Mediterraneo.

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