LA SANITÀ PUBBLICA CI SALVA: SALVIAMOLA

Tutti i numeri, dai tagli alle speranze

di Gabriele Rizza

Carl Schmitt sosteneva che sovrano è chi decide nello stato d’eccezione. E in una situazione di emergenza e di allarme da Coronavirus, il Sistema sanitario nazionale (SSN) ha ribadito il suo ruolo imprescindibile per l’Italia, schierandosi in prima linea a partire dal personale fatto di medici, infermieri e ricercatori.

Eppure dai tempi della crisi economica del 2008 e dai governi tecnici che hanno governato il Belpaese è stato preferito sacrificare la sanità pubblica sull’altare del pareggio del bilancio e della riduzione del debito pubblico, spacciando tagli lineari come tagli agli sprechi. Mentre nuove assunzioni, il ricambio generazionale del personale e l’efficienza dei servizi in tutte le Regioni sono ancora obiettivi da raggiungere.

Un recente studio dell’OCSE ha evidenziato come nel 2018 la spesa sanitaria italiana con fondi pubblici è stata pari al 6,5% del PIL, in calo addirittura di 7 punti dal 2010. In Germania e Francia invece la spesa è rispettivamente del 9,5% e del 9,3%. La media europea è del 6,6%, in linea con quella italiana. Un calo netto per l’Italia negli ultimi dieci anni, che non ha visto una migliore destinazione delle risorse, come testimoniato dai numeri sul personale dello stesso studio. Nel 2017 l’Italia aveva 4 medici ogni 1000 abitanti, media superiore a quella europea, ferma a 3,6. Notizia che fa sorridere, in apparenza. Ma i medici impiegati negli ospedali pubblici sono in calo e con un’età media di 55 anni. Tanto che anche l’UE insieme all’OCSE si è detta preoccupata per la futura carenza di personale nel nostro paese, tenendo conto del progressivo invecchiamento della popolazione. Preoccupazione più evidente se si tiene conto degli infermieri: media italiana di 5,8, contro quella europea di 8,5.

Il mantra degli ultimi anni è stato: meno spesa per lo Stato, più spesa per i cittadini. L’OCSE sostiene che a partire dal 2010 la spesa sanitaria a carico dei cittadini è aumentata del 2,5%, arrivando al 21%, nel resto d’Europa si è fermi al 16%. Davvero sono stati tagliati gli sprechi?
Nulla però è perduto. Nonostante le difficoltà il Sistema sanitario nazionale resta efficiente, e in alcuni casi nettamente superiore alla media europea. Per esempio, in Italia sono morte 110 persone su centomila per malattie prevenibili, contro una media europea di 161, mentre 67 su centomila per malattie trattabili, in Europa invece 93. E la sopravvivenza ai tumori è superiore a tutti gli altri paesi europei. In generale, la speranza di vita è la più alta dopo la Spagna. Scrive l’OCSE: “Questo risultato è dovuto alla solidità del sistema di erogazione delle cure primarie, in cui i medici di famiglia svolgono una funzione di gatekeeper per l’accesso alle cure secondarie”.

La sanità pubblica ci salva e un paese civile non può farne a meno di rendere le cure universali e accessibili a tutte le fasce più deboli della popolazione. Il Premier Giuseppe Conte avrebbe fatto bene a ribadirlo durante il vertice Italia-Francia con Macron, sarebbe stato un bel segnale all’UE che, nei giorni dell’emergenza in Lombardia e Veneto, non si è fatta scrupoli di sottolineare quanti tanti sacrifici dobbiamo ancora fare per mettere a posto i nostri conti.
La sanità pubblica ci salva, salviamola.

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.