LA SANITÀ DIVENTA SPOT: perché dire no a Gino Strada in Calabria, oltre l’ideologia

di Gabriele Rizza

Quanto sia difficile in Italia fare le cose per merito e nel merito, è cosa nota a tutti. Si sperava che almeno in tempi di pandemia e di disagio sociale vissuto come ai tempi della fine degli anni ’70, tutte le forze politiche e mediatiche si compattassero in un senso di comune e disinteressata responsabilità. Nessuna speranza fu più vana: è da febbraio che maggioranza e opposizione, a torto o a ragione, tentano di portare l’acqua contaminata dal virus al proprio mulino. In primavera, la Lombardia veniva derisa per la costruzione dell’ospedale in Fiera, il governo era accusato di dittatura sanitaria, così come spazio ha avuto un volgare ritorno del campanilismo dei governatori di Regione tra nord e sud, regioni untrici e regioni vittime, salvo poi ritrovarci tutti sulla stessa strada. L’occhio dai sondaggi non è mai stato tolto, a partire da quello del premier Conte, che tiene le conferenze Facebook con tono e spirito in base al indice di gradimento, prima altissimo e ora sempre più in discesa.
Tutto è stato fatto quindi, tranne ciò che andava fatto per merito e nel merito: preparare il Paese alla seconda ondata e nominare in ruoli chiave chi ha competenze su misura e visione generale, invece di perdersi in bonus e propaganda, oppure un’opposizione mirata alle mancanze del governo, si è preferito però contestare a settembre il prolungamento dello stato d’emergenza.
E così, sull’onda di questo procedere della storia, arriviamo alla cronaca: la proposta di nominare Gino Strada, padre di Emergency, commissario della sanità calabrese o almeno di affiancare quello attuale, Giuseppe Zuccatelli. L’errore più grande in cui si possa cadere, è contestare una possibile nomina di Strada per le posizioni politiche e su temi come l’immigrazione, esternate man mano che saliva la forza di Matteo Salvini. Contestare Strada per tali ragioni, sarebbe prestarsi al gioco del governo di uscire dalla realtà e vivere nella narrazione per svincolarsi dalle responsabilità, ovvero: proporre Strada, ottenere il consenso di tutti i simpatizzanti del centrosinistra, calabrese soprattutto, far portare la contrarietà dell’opposizione sul mero campo ideologico, così da riuscire a mettere mediaticamente a riparo le proprie colpe sulla pessima gestione della sanità calabrese.
Non è complotto, è réclame, spot o comune propaganda, è ciò di cui si vive in Italia da ormai tempo. E solo tornando alla luce del merito e nel merito, che Gino Strada non è la soluzione ma l’ennesimo volantino elettorale sulla pelle di una Regione, la Calabria, terra buona per le segreterie di partito quando si tratta di accaparrare voti, non basandosi sul come ma sul quanto, oppure terra buona per fare propaganda in tutto lo stivale. Perché dello stato in cui versa, non frega attualmente a nessuno. Alla classe dirigente locale men che meno. Gino Strada ha dimostrato grande valore in luoghi cui l’emergenza è endemica, la fame, la miseria e la guerra, purtroppo le regole. La Calabria non vive queste terribili calamità. La Calabria è vittima dell’immobilismo e della mediocrità, cose con cui Strada ha poca dimestichezza. Nemmeno la situazione di Bergamo a marzo è paragonabile alla Calabria d’autunno. Occorre un manager decisionista, che conosca la burocrazia come le proprie tasche.
Tocca ai cittadini chiedere conto e muoversi per andare al cuore del problema: un sistema locale “cachistocratico” (governo dei peggiori) e il merito premiato durante l’anno meno delle visite di Babbo Natale, e Babbo Natale non esiste. Tommaso di cinque anni, nemmeno.

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