LA RECENSIONE: TUTTE CONTRO LUI. Quando l’amante diventa la migliore alleata in una commedia sgangherata

Ecco una commedia sgangherata di cui proprio non sentivamo il bisogno, almeno io.

Se siete donne che hanno un rapporto conflittuale con l’altro sesso, state divorziando, avete scoperto che il vostro compagno è un traditore oppure semplicemente odiate gli uomini, e se in ultima analisi non volete aprire la mente alla risoluzione dei conflitti invece che fomentarli, questo è il film che fa per voi. Troverete senz’altro spunti per fargliela pagare, riuscirete a fare squadra con amanti della vendetta e godrete della disfatta del fedifrago di turno.

Kate (Leslie Mann già vista in vari film tra cui This is forty) è la bionda moglie del biondo Mark (Nikolaj Coster-Waldau famosissimo in Jamie Lannister de Il trono di spade) che scopre la bionda amante Carly (Cameron Diaz) che a sua volta scopre la seconda bionda amante Amber (Kate Upton famosa modella emergente). Insomma c’è talmente tanto biondo in questo film che allo spettatore si appanna la vista. I personaggi sono ben caratterizzati ma lo stereotipo è sempre pesantemente presente. Lui bello e traditore, sindrome da Peter Pan con vita di successo, moglie perfetta casalinga e ottusa, amanti belle e un po’ credulone. Cameron Diaz, che inizia ad interpretare ruoli più consoni rispetto a quelli della ragazzina perenne, è una donna in carriera, decisa, indipendente e come la seconda amante completamente all’oscuro delle trame del losco individuo (o forse volutamente cieca perché il suo personaggio è all’ultima spiaggia in fatto di uomini con cui stare). L’altra amante, giovane, solare (è sempre al mare ad abbronzarsi..) ed innocente, risulta essere la ciliegina sulla torta: la goccia che fa traboccare il vaso della vendetta.

La recitazione più sconfortante è quella dell’eterea moglie. Da perfetta casalinga non riesce mai a trasformarsi in vera valchiria del riscatto. Rimane noiosa e lagnosa e talmente irrazionale che invece di attirare le simpatie e il compatimento per la tragica scoperta, diventa pesante come un macigno. Il tradimento è un gesto vigliacco ma forse in questo caso qualche alibi circostanziale lo si può concedere.

Penso che questo film sia superfluo nella storia del cinema e che come il manifesto mostra, sia studiato tutto attorno alla figura della Diaz come tentativo di specchietto per le allodole di botteghino. Alcune scene sono divertenti ma personalmente avrei tagliato la storia da 109 minuti ad un bello scatch di 30 minuti.

Ambientato a New york come la serie Sex & the City, è lontano anni luce dall’innovazione che Sarah Jessica Parker ha portato nei racconti sull’universo femminile (e si parlava di prima del 2000). Facendo un volo pindarico, potremmo immaginare la moglie come lo stereotipo romantico delle donna delle commedie americane, la Diaz come una Parker schizofrenica talmente è immersa nel suo successo femminista, la fotomodella come una bagnina di Bay watch.

Secondo voi tre generi così diversi e copiati male possono creare un film decente?

Francesco Bassino

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