LA POLITICA ITALIANIZZA IL COVID

di Gabriele Rizza

Il Covid-19 ha impiegato poco tempo a italianizzarsi, almeno nelle sue sfaccettature culturali, sociali e di governo. Se i primi mesi di pandemia sono stati segnati dalla commozione per i morti e l’impegno a limitare i contagi, ora che tutto torna ad essere in ballo e le elezioni a settembre sempre più vicine, la politica fa del coronavirus l’ennesima estremizzazione della realtà, ossia una verità falsata. Includiamo in quest’opera tutte le forze politiche sedute in Parlamento, il mainstream e parte dei canali della controinformazione.

Le tendenze sono ormai due: giallorossi e mainstream che danno dei “negazionisti” alle forze del centrodestra e quest’ultimo che accusa i giallorossi di mettere il bavaglio agli italiani. L’accusa di negazionismo nasce a seguito del convegno tenutosi il 27 luglio al Senato organizzato da Vittorio Sgarbi e Armando Siri (Lega), mentre la rinnovata accusa di autoritarismo dal prolungamento dello stato di emergenza fino ad ottobre. In queste accuse, c’è tutto del “paradossismo” del discutere all’italiana e il peso della campagna elettorale inizia a farsi sentire, purtroppo.

La parola negazionismo appare del tutto faziosa, soprattutto perché è risaputa la sua associazione a chi nega i campi di sterminio nazisti. A torto o a ragione, i cosiddetti negazionisti non hanno mai negato, ma dato una loro lettura della realtà, peraltro presente e attuale, raccontata anche da primari di ospedali famosi, come Alberto Zangrillo del San Raffaele a Milano. Appare semplicemente un’altra campagna denigratoria, da mettere a tacere con una parola pesante che evoca stermini, altro che fake news: permettere poi di dare dei negazionisti agli scienziati è ripiombare nell’Inquisizione cattolica del ‘500 o da Robespierre della comunicazione.

Poi c’è l’altro lato della medaglia. Negli ultimi mesi siamo stati privati della libertà, ma credere che il governo voglia continuare con lo stato di emergenza, creando una dittatura sanitaria, è irreale; piuttosto, è un mezzo comodo per sedare le divergenze in seno alla maggioranza e per continuare a de-responsabilizzare politicamente il governo qualora con il virus andasse male. Insomma, è una scelta nel solco dell’agire italiano in politica, niente di più; lo stato di emergenza non è un consolidamento del potere ma solo sopravvivenza di un governo appeso al filo. Non sopravvalutiamoci: è più di un decennio che siamo sotto diktat europei e internazionali, realtà triste per la destra e la sinistra, bisogna però salire nei sondaggi e così l’estremizzazione della realtà fa comodo a tutti.

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