La nascita della Dea

  • di Stefano Sannino / La Critica

Le religioni antiche costituiscono un blocco relativamente omogeneo e compatto dal punto di vista geografico così come anche da quello cronologico. Quando però si desidera andare ad indagare la nascita delle prime forme di Deità, ecco che si apre un mondo vasto di simbolismi, iconografie e rappresentazioni tipiche, che necessariamente devono essere interpretate dagli studiosi al fine di comprendere, approfonditamente, quale sia il senso profondo della ricerca divina da parte dell’uomo. 

In poche parole, gli studiosi di Religioni devono comprendere le cause che hanno portato l’uomo allo sviluppo delle religioni così come le conosciamo noi oggi. Tradizionalmente, si ritiene che il pensiero religioso sia in qualche modo precursore e antagonista del pensiero filosofico-razionale, emerso nelle colonie greche della Ionia (Asia Minore) intorno al  VII -VI secolo avanti Cristo. 

Conducendo un’analisi più approfondita però, scopriamo che il sentimento religioso non è affatto contrapposto nelle sue forme più originarie all’indagine razionale e filosofica, ma invece è strettamente correlato alla suddetta. I primi scienziati, o filosofi, erano interessati di astrologia, astronomia, magia e spesso quindi anche di religione. La classica contrapposizione religione/scienza è invece un costrutto più recente, identificabile nella filosofia aristotelica e nella tarda speculazione ellenica. 

Ma qual è la ” prima” forma di Divinità identificata fino ad oggi?

Rispondere a questa domanda non è affatto semplice, in quanto come detto in precedenza, la storia delle religioni antecedenti a quelle convenzionalmente riconosciute è molto intricata e spesso ignota. Tuttavia, grazie al lavoro di M. Gimbutas, abbiamo ad oggi, un’idea molto chiara dell’iconografia e del simbolismo legato alle prime forme di Deità femminile.  Nel sito archeologico di Catal Huyuk sono state infatti rinvenute numerose testimonianze di suddetta Deità, la quale assume nel corso del tempo significato e simbolismi differenti, incarnazione di un forte cambiamento del pensiero religioso, che a sua volta altro non è se non un cambiamento delle necessità umane del tempo. 

I primi simbolismi conosciuti, sono lo chevron, la V, il Zig-Zag, i meandri, i corsi d’acqua e le trilinee. Questi simboli sono espressione simbolica di un aspetto fondamentale che la Dea assunse nel suo momento primitivo:  quello relativo cioè all’umidità come datrice di vita. In particolare quindi, gli aspetti della Dea che venivano evidenziati erano proprio quelli relativi alla fertilità, ovvero i seni, gli occhi, la bocca e la vulva. Proprio per questo suo simbolismo, M. Gimbutas identifica alcuni animali connessi direttamente alla Dea; ariete, cerva, orsa e serpente. 

Per portare un esempio, il modo grafico più semplice per tracciare una vulva è proprio la V, che assume quindi il significato della Dea fertile, madre, gravida. La V ripetuta consecutivamente compone il simbolo grafico conosciuto come chevron, il quale insieme alla sua forma elementare è divenuto nel Neolitico il segno di riconoscimento della Dea Uccello. Questo è il nome che assume la prima forma di Deità Femminile, in quanto già in Europa la V e lo chevron venivano connessi all’uccello e alle sculture di uccelli antropomorfi fin dal Paleolitico Superiore. 

Successivamente questi simboli, divennero una vera e propria firma della Dea. Venivano infatti incisi sugli strumenti rituali-cultuali e segnavano una proprietà. Vasi, recipienti ed altri oggetti che portavano lo chevron o la V erano riconosciuti dalla comunità come appartenenti alla Dea e pertanto potevano essere utilizzati solo all’interno della sua cultualizzazione religiosa. 

Naturalmente il discorso simbolico, portato da M. Gimbutas è molto più ampio e complesso, ma nelle forme più arcaide di Deità può essere certamente sintetizzato come sopra. Nei prossimi articoli di questo ciclo, cercheremo di proseguire la nostra analisi simbolica della nascità della Dea, soffermandoci sui suoi simbolismi più complessi, fino a giungere alla rappresentazione più celebre della Venere, ad oggi conosciuta.

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