La nascita della Dea – Parte II

  • di Stefano Sannino / Redazione La Critica

Come abbiamo visto nella prima parte di questa trilogia di articoli circa la nascita della Dea nella storia delle religioni antiche, la simbologia della V e dello Chevron ha cominciato ad assumere una valenza di possesso della Divinità correlata ad alcuni oggetti, che quindi a loro volta assunsero valenza rituale e cultuale. 

Il nome di questa Dea, come detto, era Dea Uccello. 

Vi sono tuttavia numerosi altri simbolismi correlati alla sua figura, ed in particolare ci concentreremo sui seni. 

I seni, così come i fianchi, hanno sempre assunto nell’immaginario collettivo la valenza di fertilità ed abbondanza. Queste due parti del corpo femminile, se accentuate nella rappresentazione sacra, portano all’estremo i due significati sopra accennati. 

L’immagine di una donna con maschera d’uccello e grossi seni penduli emerge nel Paleolitico superiore, come si evince dagli studi già precedentemente accennati di M. Gimbutas. 

Inizialmente, il corpo della Dea era rappresentato a forma di bastone, mentre solo i seni venivano naturalizzati. Su questi, solitamente erano posti sempre Chevron e V, a richiamare ulteriormente il significato di fertilità legato alla Dea. In alcune raffigurazione perfino la testa della Dea veniva rappresentata come una V.  Tale rappresentazione sarebbe enigmatica, se non sapessimo che la V è la trasposizione grafica della Dea Uccello.  Per quanto riguarda i seni di questa figura e la loro associazione allo Chevron e ai segni della V, sappiamo che questa continua per molti millenni dopo il Paleolitico su un’area compresa tra il Vicino Oriente e l’Europa occidentale.  La raffigurazione di seni esagerati intagliati con questa simbologia specifica, simboleggia la Dea Uccello come datrice di vita e fonte divina di nutrimento (latte/pioggia).

Questa idea della Dea Uccello come fonte di pioggia/latte e quindi di vita, non riguarda solo i seni, ma anche gli occhi. Tale rappresentazione, si chiarisce nel momento in cui apprendiamo che uno degli epiteti con cui la Dea era conosciuta era proprio “l’onniveggente”.  Anche gli occhi della Dea, erano rappresentati come fonti dalle quali sgorgava il liquido primordiale che forniva la vita al Cosmo. 

GLI ANIMALI SACRI

Come abbiamo detto nell’articolo precedente, alcuni degli animali connessi alla Dea nelle sue prime accezioni erano la cerva e l’orsa. Perché?

Il significato principale è strettamente collegato a quanto detto nelle righe precedenti. Sia la cerva che l’orsa rappresentano un archetipo di madre. Inoltre il legame tra la Dea e questi animali, è evidente in molte culture. Se pensiamo ad Artemide e a Taigete, suo compagno, entrambi assumono la forma di cervi. Così come anche la Dea Sumera del parto, la quale aveva aspetto di cerva. Perfino nel folklore scozzese ed irlandese la Dea Cerva è presente in molte fiabe. 

GLI ALBORI DELLA DEA SERPENTE 

La successiva evoluzione della Dea Uccello è invece nota come Dea serpente. Il serpente, da sempre, rappresenta l’energia fallica e seminale nonché l’epitome del culto della vita su questa Terra. La correlazione tra Dea Uccello e Dea serpente è evidente in alcune rappresentazioni, nelle quale le spire della seconda, venivano associate alle corna di ariete (animale sacro alla prima). Ma il serpente non rappresenta solo l’energia creatrice. Esso è simbolo di energia rigenerativa e la sua  cultualizzazione permane ancora in alcuni paese europei. Il serpente assume quindi valenza positiva e spesso, la sua presenza in territorio domestico viene ancora considerata di buon auspicio per la discendenza della famiglia. 

Molti altri sono gli esempi di cultualizzazione che permangono ancora oggi in alcune culture. Gli strascichi delle antiche religioni ci circondano spesso in ogni aspetto della nostra vita, coperti dalle speculazioni delle nuove religioni, che li hanno reinventati per adattarli al proprio culto. 

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