LA GRANDE BELLEZZA, MA NON PER TUTTI. Alla ricerca di una chiave di lettura

Passati alcuni giorni dall’annuncio dell’Oscar e dalla bolgia mediatica che ne è derivata, penso sia più facile fare alcune considerazioni. Per chi non lo ha visto queste saranno forse un aiuto a comprendere un film che alla prima visione nasconde molto. Per chi invece è stato già immerso nella Grande Bellezza, probabilmente invoglieranno a rivederlo e ad applicare questo filtro interpretativo. Ho letto molto sul film….ma più che leggere è importante vederlo e vederlo ancora.

La chiave è talmente palese che proprio per questo è molto difficile coglierla la prima volta. Un po’ come quando si è di fronte a bellissimi quadri e ci si lascia trasportare dalle emozioni senza analisi. Gli spettatori della prima volta hanno difficoltà nel memorizzare, collegare e rivisitare. L’immagine o piace o non piace, la storia è bella o brutta, i personaggi cesellati o banali. Qui gli spettatori sono costretti su un percorso accidentato che preme sull’anima e sulle budella.

I primi tre minuti e gli ultimi due sono la Chiave del film. Chi ha la possibilità per favore apra con me il playback mentale. Si inizia con la chiara testimonianza di chi ha creduto e crede in una Roma-Italia protagonista e un po’ nostalgica (i riferimenti elementi della supremazia romana imperiale è chiara)…bellezza, purezza e allineamento con lo stato naturale delle cose, la natura che saluta il nuovo giorno.

Si innesta un’altra immagine. La purezza di turisti giapponesi che scoprono il mondo come bimbi; si meravigliano delle bellezze di un mondo da un terrazzo che è il punto di partenza della scoperta. Una vista su una città che potrebbe essere qualsiasi splendida opera dell’uomo, non solo Roma o l’Italia.  In parallelo musica corale tedesca che impartisce ordine e fornisce la colonna sonora onirica al momento.

Uno dei turisti è sopraffatto dalle sensazioni e cade a terra morto. La scena si interrompe con un urlo è quello dello scempio e della volgarità di una discoteca. Ma questo epilogo era già preannunciato nelle scene precedenti da alcuni cameo: da chi si lava in una fontana sacra e dall’autista di una autobus che esclama: “mi hai veramente rotto il cazzo”. 

Da qui parte il film più amato e odiato di questa stagione. La chiave di lettura è tutta qui ma nel film siamo portati via da un fiume di immagini e inquadrature (perfette) che ci distolgono dal significato ultimo: la realtà in cui tutti ci muoviamo è la stessa del nostro Caronte Geppy. La morte del Santa “imposta” è la stessa del turista. “Finisce sempre così, con la morte..prima però c’era la vita nascosta sotto il bla bla bla”.  Intimità delle anime…un seno visto per la prima volta, una cupola di Chiesa che uccide il turista, una stairway to heaven che premia.

Viviamo nella bellezza palese che si poggia su principi universali e  più alti ma la barattiamo quotidianamente per una volgarità di superficie e disordinata.

I personaggi sono molto intensi e ricordano spesso le commedie satirico-grottesche di Sordi e Gassman. E quando vediamo Carlo Verdone e Toni Servillo che recitano è come vedere la trasposizione dei due mostri sacri del cinema italiano. Solo la bravura di un Sordi sarebbe stata capace di fotografare una realtà italiana incentrata sul buonismo di sinistra radical chic.

Di spunti ce ne sono a bizzeffe ma il più palese è quello della critica alla giornalista di sinistra che si proclama impegnata a svolgere sia i ruoli di madre che quelli di salvatrice del mondo. Peccato che sia “mantenuta” da un lavoro ottenuto alla televisione solo per la sua aderenza politica, che guadagni milioni, che abbia uno stuolo di servitori a casa…e che in realtà dedichi  poche ore al giorno ai suoi figli e il resto agli aperitivi radical chic.

Ma le parole del film sono più azzeccate e aspre delle mie: “La storia ufficiale del partito l’hai scritta perché per anni sei stata l’amante del capo del partito. I tuoi undici romanzi pubblicati da una piccola casa editrice foraggiata dal partito, recensiti da piccoli giornali vicini al partito, sono romanzi irrilevanti. L’educazione dei figli che tu condurresti con sacrificio… Mia cara tu lavori tutta la settimana in tv, esci tutte le sere pure il lunedì quando non si manifestano neppure gli spacciatori. Hai un cameriere, un maggiordomo, un cuoco, un autista che accompagna i bambini a scuola, tre baby sitter… Come e quando si manifesta il tuo sacrificio?”.

Francesco Bassino

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