LA FORZA DI VALENTINA DALLARI

di Stefano Bini

Passaggi di Natale si fa in cinque. Lo spin off invernale di Passaggi Festival della Saggistica, nato nel 2017 per ringraziare il pubblico di Fano, che lo ospita dal suo inizio, torna con una formula tutta nuova. A fianco del tradizionale appuntamento al Teatro della Fortuna, se ne sono aggiunti altri quattro alla Mediateca Montanari Memo a creare un vero compendio del Festival la cui VIII edizione sarà dal 22 al 28 giugno 2020. Cinque appuntamenti dal 4 al 21 dicembre, tutti a ingresso gratuito. Protagonisti come sempre i libri nella forma di saggio, quelli che si occupano della realtà in tutte le sue sfaccettature.

Primo appuntamento mercoledì 4 dicembre alla Mediateca Montanari Memo alle 18.30. Un po’ libro per adulti, un po’ libro per ragazzi, un po’ graphic novel: Nel silenzio azzurro. Preghiere dal Mondo (Editoriale San Paolo) di Silvia Vecchini e Sualzo, in cui l’autrice offre ai lettori un’antologia di preghiere dal mondo, splendidamente illustrate da un maestro del fumetto italiano. Mercoledì successivo, 11 dicembre, sempre alla Memo, sempre alle 18.30, presentazione di Fano – Passaggi in Città (Passaggi Cultura – Grafiche Ripesi Editore), guida turistica che propone itinerari per scoprire storie e luoghi insoliti di Fano. L’attesissimo appuntamento al Teatro della Fortuna venerdì 13 dicembre alle 18.30 è con Monica Guerritore, autrice di Quel che so di lei. Donne prigioniere di amori straordinari (Longanesi).

Prima di chiudere con l’ultimo appuntamento sabato 21 dicembre (Memo, ore 18.30) con il Premio Campiello 2012 Carmine Abate, lunedì 16 dicembre (alla Memo alle 18.30) si parla di anoressia con il libro di Valentina Dallari, Non mi sono mai piaciuta (Piemme). La Dallari, ex tronista ed ora affermata DJ, converserà con Carolina Iacucci di Passaggi Cultura e con la radio speaker e DJ Ivana Stjepanovic.

Intervistai Valentina circa un anno e mezzo per il settimanale OGGI; la ritrovo cambiata e non poco entusiasta.

Da Uomini&Donne alla vita nelle discoteche, fino ad affrontare un problema come l’anoressia. Come si arriva a questo e perché?

«Non ne ho la minima idea, purtroppo credo sia il risultato di tante, tantissime emozioni che decidiamo di tenerci dentro e non affrontare. Penso di aver accumulato tanto stress e di non essere riuscita a sfogarlo in alcun modo. Il risultato è stato questo ed è stato devastante. Sono felice, però, di essere riuscita a trovare un certo equilibrio, il mio, nel quale ho imparato a godermi il lavoro e forse ora, per la prima volta, a godermi i miei successi».

Un personaggio come il tuo, come viene accolto dal pubblico giovane delle discoteche?

«Direi molto bene. Ormai sono diversi anni che faccio questo lavoro, e godo di una certa credibilità. Inizialmente non è stato facile, ero donna e venivo dal mondo della televisione, due fattori troppo scomodi per essere accettata da altri artisti. Sapevo bene cosa mi aspettava, ma a differenza di quello che credono le persone, non sono una di quelle che perde la faccia per far parlare di se. Per questo, prima di esibirmi, ho studiato per quasi 6 mesi, ogni giorno, senza bruciare le tappe e senza sotterfugi, in modo da dimostrare a tutti che anch’io meritavo di essere in console come tutti, che la tv non aiuta per niente, o almeno, non lo fa quando si vuole fare gli artisti a livello professionale. Oggi sono felice e orgogliosa dei passi compiuti, le discoteche la maggior parte delle volte non sanno nemmeno che ho fatto Uomini&Donne, e per me è un traguardo meraviglioso. Sono orgogliosa di essere donna e stare in console, bisogna avere le unghie affilate perché comunque rimane un ambiente prettamente sessista, ma non credo di avere nulla da invidiare ai miei colleghi maschi. Le ragazze vanno pazze per me, più degli uomini, e ce ne sono sempre di più che mi chiedono come poter fare per iniziare a suonare. Credo sia un bell’esempio di emancipazione».

Qual è stata l’esigenza che ti ha portato a scrivere un libro?

«Ho vissuto 25 anni incredibili, forse da film, e ogni tanto ci scherzavo su mi dicevo “dovrei scrivere un libro”. Essendo una ragazza abbastanza riservata, ho sempre portato avanti questa abitudine di scrivere sul mio Mac per sfogarmi, scrivere è sempre stato forse il mio talento numero uno, fin dalle elementari. Quando sono uscita dal ricovero ho sentito l’esigenza di scrivere, scrivevo tanti diari e tante riflessioni, poi ho deciso di mettere tutto insieme e lasciare qualcosa di vero e reale ai miei lettori. Volevo lasciare tanti messaggi, coraggio, speranza, lotta, giustizia. Sono davvero orgogliosa di quello che è venuto fuori, anche perché l’ho scritto interamente da sola, a casa, senza alcun tipo di aiuto esterno. É tutta farina del mio sacco».

Tornando al tuo lavoro di deejay e scrivendo un libro, hai ripreso davvero in mano la tua vita?

«In una maniera sana sicuramente, prenderla in mano significa tenere il timone, e sono più che certa di essere io ora il capitano. Continuo a farmi seguire da un terapista, perché ho ancora i miei momenti di down, soprattutto da quanto mi è stato diagnosticato il disturbo Borderline, e allora cerco di conviverci nel miglior modo possibile, senza sconfortarmi se dovessi avere delle giornate no. É una lotta continua contro il cervello, è stancante, ma ogni giorno che passa sento di avere sempre più forza e consapevolezze».

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