La falsità della politica e i linciatori mediatici

Il problema della falsità della politica pare essere sempre più all’ordine del giorno. In questo periodo si fa tanto discutere sul viaggio americano di Ignazio Marino, sindaco di Roma, e sul visto per la Nigeria che sarebbe stato negato a Salvini.

Cominciamo da Marino. Il sindaco si è recato negli USA, a Filadelfia, per incontrare Papa Francesco I. E proprio in occasione di un’intervista al Papa un cronista ha pensato di chiedergli se fosse stato lui a invitare Marino negli USA. Francesco I, giustamente, ha risposto di non essere stato lui a invitarlo e che nemmeno gli organizzatori dell’evento lo avevano fatto. Questa risposta ha offerto alla stampa italiana di ogni colore (si va da “Il Giornale” a “La Repubblica”) l’occasione per creare una campagna denigratoria nei confronti di Marino che è stato subito definito “imbucato”, come coloro che si auto-invitano alle feste. Alcuni hanno poi sostenuto che Marino avesse mentito dicendo di essere stato invitato dal Papa. E la cosa non si è limitata ai giornali. Sui social è stato tutto un proliferare di immagini del sindaco con sfottò di vario genere. Peccato che tutto ciò fosse solo un “malinteso”, sempre se vogliamo ammettere la buonafede delle testate italiane (buonafede di cui dubito sempre più). Marino infatti non è un “imbucato”, ma è stato invitato dal sindaco di Filadelfia Michael Nutter. E a chi cominciasse a straparlare sui costi del viaggio, ricordo che il trasporto per il Sindaco lo ha pagato l’università di Filadelfia. Inoltre è compito di un sindaco rappresentare anche all’estero la propria città, soprattutto in occasioni importanti come questa.

Da che Marino è stato eletto è cominciata una campagna di linciaggio giornalistico e mediatico che mira a screditarne la figura con ogni argomento possibile. Ricordiamo, per esempio, l’indignazione di certa gente in occasione della morte di un bambino nella metropolitana di Roma, a causa del malfunzionamento di un ascensore. Diverse persone lo accusarono attribuendogli la responsabilità del fatto, come se fosse colpa del sindaco se un ascensore funziona male e se, come fu allora, un tecnico decide di non seguire il normale protocollo, ma di effettuare il trasbordo del bambino da un ascensore a quello affianco. Per fortuna allora il buon senso mise a tacere queste voci, sottolineandone la ridicolaggine.

Un altro caso fu quello dei camion-bar ai Fori Imperiali. Quella zona di Roma era infatti gremita di ambulanti che vendevano panini e bibite. Da anni i cittadini si lamentavano e da anni l’amministrazione non faceva nulla. Marino promise di risolvere la questione. Ed ecco che improvvisamente quei giornalisti (e cittadini) politicamente avversi si accorgono dell’insostenibile problema dei camion-bar, problema che evidentemente fingevano di non vedere quando il sindaco era della loro parte. E ogni giorno piombavano critiche al primo cittadino di Roma colpevole, a loro dire, di non far nulla visto che i paninari erano ancora là. A luglio finalmente la giunta ha deliberato il divieto per i camion-bar di stazionare nella prestigiosa via dei Fori Imperiali. Coloro che premevano per questo lo hanno forse ringraziato? Hanno forse detto che ha fatto una cosa buona? No! Lo hanno attaccato dicendo che quella non era certo la priorità! Un voltafaccia che dimostra tutta la malafede e l’astio di queste persone. Potremmo andare avanti a lungo nel riferire i casi in cui Marino è stato infangato. Ci limiteremo a dire altre due parole sulla questione di “mafia capitale”. Senza entrare nei particolari, vorrei ricordare due cose a coloro che lo accusano di non far nulla a riguardo. Prima di tutto combattere la mafia non è compito dei sindaci, ma della magistratura e delle forze dell’ordine. Inoltre a coloro che hanno chiesto sdegnati le sue dimissioni vorrei far presente che il sindaco ritratto in fotografia mentre cena e chiacchiera con dei mafiosi non è Marino, ma Alemanno.

Con ciò non voglio dire che Ignazio Marino sia un grande sindaco. Non sono romano e non ho modo di giudicare seriamente il suo operato. Alcuni sostengono sia del tutto indegno del suo ruolo, mentre altri lo definiscono addirittura il miglior sindaco dai tempi di Ernesto Nathan. Quale che sia la verità, trovo veramente squallido che la politica italiana debba contemplare il reciproco insulto e la calunnia livorosa e rancorosa e, soprattutto, irrazionale. Già, perché non c’è nulla di logico in ciò. C’è solo un odio ingiustificato e di parte che non può portare nulla di buono.

Ci sarebbe anche parecchio da discutere sul fatto che non siano stati solo i giornali di destra ad accusare Marino, ma anche quelli che, in teoria, dovrebbero essere dalla sua parte. Evidentemente Marino ha parecchi nemici anche tra le fila del suo stesso partito.

Il secondo caso di falsità politica è quello del presunto visto negato a Matteo Salvini dalla Nigeria. Il dirigente leghista ha diffuso ai quattro venti la notizia secondo cui l’ambasciata nigeriana gli avrebbe negato il visto di ingresso al paese africano. Ed ecco come per magia un esercito di qualunquisti boccaloni a difenderlo gridando alla discriminazione e al “poi siamo noi i razzisti”. E in tutto questo bailamme, Salvini, quello che di solito fa il duro che manda le ruspe, ergersi a vittima. Ma sarà poi vero che il visto gli è stato negato? A quanto pare no. Dopo la dichiarazione del leghista, infatti, l’ambasciatore nigeriano ha chiarito la questione, dicendo che nessuno gli ha negato nulla, ma che, semplicemente, stanno attendendo risposta dal governo nigeriano, così come si fa per qualunque cittadino. L’ambasciatore ha chiarito che Salvini non ha ricevuto nessun trattamento di favore, ma che dovrà attendere come tutti gli altri. E forse è proprio questo che al caro Matteo non è piaciuto. Me lo immagino in ambasciata mentre inveisce dicendo “lei non sa chi sono io” o, meglio, “lu el sa no chi che so mi” in milanese DOC.

Al di là delle idee, mi sembra squallido che un politico menta spudoratamente per procurarsi qualche consenso facendo la vittima. Personalmente se fossi leghista mi arrabbierei, vorrei un rappresentante onesto e sincero. Se uno mente così platealmente perché mai dovrei credergli quando dichiara di lavorare per i miei interessi?

L’Italia è un paese statico, dove i problemi si incancreniscono e divengono eterni. E dove la politica, ricalca sempre più i versi di De Andrè:

Prima pagina venti notizie

ventuno ingiustizie e lo Stato che fa

si costerna, s’indigna, s’impegna

poi getta la spugna con gran dignità…

E la falsità, la disonestà intellettuale, la faziosità sono elementi tipici delle classi politiche corrotte. Forse dovremmo pretendere sincerità dai nostri politici e, quando mentono, pretendere le loro dimissioni. Così potremmo fare pulizia dei politici di mestiere, dei poltronari di professione e potremo avere una classe politica degna di tale nome.

Enrico Proserpio

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