LA CRISI DA PANDEMIA ED IL SETTORE DELLA MODA ITALIANO

di Martina Biassoni

Mercoledì 11 novembre si è tenuto via streaming a Milano Palazzo Mezzanotte il Fashion Summit organizzato da Pambianco e PWC, tema “L’industria della moda e la gestione dell’incertezza- L’impatto della crisi sui mercati e la risposta delle aziende”, un importantissimo evento per gli insiders del settore che si ritrovano a discutere e cercare di gestire al meglio la difficilissima situazione attuale e gli effetti che la pandemia sta avendo sul settore fashion.

Invitati al summit diversi imprenditori e volti importanti del settore economico: Cirillo Coffen Marcolin (Presidente di Confindustria Moda), Carlo Capasa (Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana), Raffaele Jerusalmi (CEO della Borsa Italiana), e insiders di diversi gruppi del Fashion, da Missoni a Dolce & Gabbana, da Shopify al Gruppo Calzedonia, e poi ancora da Salvatore Ferragamo a Diadora. Insomma, un mix di volti imprenditoriali ed approcci diversi alle sfide del momento, ma che comunque rappresentano ruggenti esempi dell’italianità, del savoir faire e dell’attitudine ad abituarsi al cambiamento.

I punti trattati sono stati moltissimi, tutti accomunati da positività – nonostante il periodo difficile che il mondo della moda sta affrontando – iniziando proprio dal presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa, che si dice soddisfatto dell’edizione phygital della Fashion Week milanese di settembre, la quale grazie all’impegno di centinaia e centinaia di persone è riuscita a raggiungere l’esorbitante cifra di 45 milioni di visitatori, presentando 500 collezioni al pubblico, un successo esorbitante ed irraggiungibile altrimenti con le edizioni totalmente fisiche a cui siamo abituati per tradizione.

Livio Proli, CEO di Missoni, si dice pronto ad identificare nuovi bisogni e consumi ed offrire un’offerta di prodotto che risponda velocemente ai nuovi bisogni dei customer in tempi post-pandemia all’insegna della sublimazione dei valori etici ed estetici del marchio, senza dimenticarne le radici. Un’azienda come Missoni, relativamente piccola rispetto a colossi come Kering, può permettersi di avere ancora ambizione e crescere in tutte le categorie merceologiche compiendo i giusti passi.

Lo stesso vale per il Gruppo Calzedonia (Calzedonia, Intimissimi, Tezenis, Falconeri, Atelier Eme e Signorvino), il cui presidente Sandro Veronesi si dice contento del lavoro che la sua azienda a conduzione familiare sta portando avanti soprattutto con le difficoltà che stanno affrontando in questo periodo, esclude se stesso come il leader che porterà il gruppo ad essere quotato in borsa, ma non fa lo stesso per i suoi figli, i quali si ritroveranno inevitabilmente a decidere quali scelte saranno il meglio per il futuro della loro azienda, perché le aziende a conduzione familiare sono un grosso patrimonio del nostro paese, che va protetto e sostenuto con azioni mirate alla protezione di un mercato tanto particolare come quello della moda italiana.

Un mercato composto di colossi e micro-aziende, grandi corporates e gruppi a conduzione familiare, che si devono riservare il diritto di essere tutelate con piani economici specifici che avvantaggino e supportino il loro settore e non delle decisioni generiche, mediocri e che sarebbero inapplicabili nella realtà per un settore tanto diversificato al suo interno ed importante per l’intera economia italiana.

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