La crescita inarrestabile dei podcast: + 53% in un anno

di Martina Grandori

In un mondo dove tutto si fa velocemente, autonomamente, senza troppa fatica, a tempo di click e dove però paradossalmente però di tempo se ne ha sempre di meno, e di quel tempo desideriamo disporne in modo autonomo e libero, ecco che spunta il fenomeno podcast. Un boom, un successo planetario che accomuna ragazzini, adolescenti, famiglie, single, lavoratori, anziani dall’animo high-tech, arrivando a prevedere 1 miliardo di dollari di fatturato per il 2021. Partiamo subito nello spiegare cos’è un podcast.

Podcast è l’unione di due vocaboli: iPod e broadcasting. Il primo è il nome dato da Apple ai suoi lettori MP3 portatili, diversificatisi ormai con altre sigle come Nano, Shuffle, e altri ancora. Il secondo, invece, è un termine più tecnico che appartiene al mondo della radio/tv e si riferisce alla trasmissione di informazioni da un sistema trasmittente (radio o tv) ad un insieme di riceventi.

Da qui podcast,  ovvero una trasmissione radio o di un video che tramite internet si può scaricare-vedere-ascoltare quando e quanto si vuole. Una manna per tutti quelli che per un motivo o per l’altro si perdono il loro programma preferito.

A differenza dello streaming (ad esempio i film pirata che si guardano sul divano anziché al cinema) che permette di vedere/scaricare un solo programma/film alla volta, i podcast permettono di scaricare in simultanea anche più di un contenuto.

Spiegato questo, ecco allora un overview su questo fenomeno dei consumatori audio first, in crescita costante sia in termini di fatturato, sia in termini sociologici.

L’industria dell’intrattenimento audio, i podcast, complici ovviamente gli smartphone che ci permettono connessioni anche in capo al mondo, testimonia la nascita di una precisa abitudine al consumo: oltre all’ascolto in auto, un’eredità lasciata dalla radio, la maggior parte delle persone accede a questi contenuti in casa mentre fa qualsiasi tipo di cosa.

E c’è chi prende questo tempo a casa o per strada in cui fa altro anche per migliorare una lingua straniera o semplicemente implementando il proprio livello culturale ascoltando lezioni di filosofia, complici anche i tanti servizi tra app e assistenti vocali che oggi consentono e facilitano la fruizione di questi contenuti. L’industria dei podcast ha generato un fatturato stimato di 479,1 milioni di dollari nel 2018 e si prevede che produrrà più di 1 miliardo di dollari entro il 2021, secondo il report dell’Interactive Advertising Bureau (IAB) e di PwC.

Basti pensare che più della metà della popolazione dai 12 anni in su ascolta questo tipo di contenuti,  utenti continua a rispondere bene agli annunci, va da sé che la pubblicità drizzi le antenne e direzioni su questi canali buona parte dei suoi budget.

Fra le start-up nel settore dei podcast che coprono non solo l’aspetto pubblicitario, ma anche il lato tecnico e creativo, segnaliamo Luminary e Himalaya che hanno raccolto 100 milioni in venture capital (settore di investimento ad alto rischio); o la società di marketing podcast Chartable, che ha raccolto 1,5 milioni di dollari.

Non è più una questione di innovazione tecnologica o di novità (i podcast esistono da più di 10 anni), è cambiato radicalmente l’approccio a questi contenuti, un po’ come la tv on demand che sembra essere l’unica via di sopravvivenza per colossi come Sky.

Nuovi attori sulla scena, ovvero le start up di podcast, che producono contenuti sempre più interessanti (non solo economici, ma di cultura, di educazione, di sport, di religione, di filosofia), soprattutto contenuti parlati perché, forse, l’uomo è sempre più solo e ha bisogno di una voce che gli parli dei suoi contenuti preferiti a comando: Spotify prevede di spendere fino a 500 milioni quest’anno per acquisizioni relative ai podcast. 

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