LA COMUNICAZIONE 4.0

“Parlare senza parlare”: gif e sticker

di Martina Biassoni

Siamo nel 2019 e nessuna di queste due terminologie risulta nuova.

Le gif (graphics interchange format ) perchè ormai circolano sul mondo del web da molti anni – hanno più di 30 anni- e ci siamo abituati a vederle ed utilizzarle sempre più frequentemente e gli sticker, invece, rubano la “terminologia della cartoleria”, i famosissimi adesivi, per adattarla a qualcosa di uso corrente sul web. Nessuna novità per la comunicazione digitale, abituata a prendere in uso termini più datati ed adattarli a suo piacimento, come con la e(lectronic) mail o il web (quindi la rete -sociale-).

Ma perchè ho deciso di parlare proprio di questi contenuti multimediali fra i tanti? Bé, ho 22 anni, sono ovviamente fissata con qualsiasi cosa mi semplifichi (e velocizzi) la risposta per messaggio sia su whatsapp che sui vari social, quindi mi ritrovo ad usare con una elevatissima frequenza questi strumenti e poi, a dirla tutta mi piacciono e fanno ridere tantissimo. Vorrei, peró, da brava amante di gif e sticker, fare una veloce analisi di come la comunicazione stia cambiando grazie a questi strumenti.

Fino a qualche tempo fa, non penso, anzi, spero non siano ancora in uso, per accorciare il procedimento di risposta via sms si tendeva ad utilizzare le abbreviazioni, fino ad arrivare all’invio di insiemi cacofonici e “criptati” di consonanti, “k”, e segni di interpunzione, che rendevano sì il messaggio breve, ma anche di non immediata comprensione per il destinatario.

Con l’evolversi della tecnologia questi metodi di risposta sono stati sorpassati dalle gif e dagli sticker che consentono l’invio di una reazione al messaggio appena ricevuta sotto forma di segnale visivo legato alla “meme culture”, la cultura dei meme, ossia delle foto prese da film, video, cartoni animati o direttamente foto di altri con l’aggiunta di frasi che possono essere quelle originali che, adattate a diverse situazioni, acquisiscono un significato diverso, oppure frasi inventate direttamente dall’autore del meme che si addicono perfettamente alla foto utilizzata.

Quindi siamo in presenza di una risposta-immagine, che l’interlocutore capisce perfettamente perché riferita a fattori ormai completamente integrati nella cultura popolare, ma che in effetti leva di torno il problema della risposta con parole e frasi. Non sai cosa rispondere? C’è lo sticker perfetto per te! Sei indignato dalla frase che ti è stata detta? Cerca la gif adatta!

Ma a che prezzo? Insomma… c’è la sottile – e nemmeno troppo nei retroscena – paura che a furia di risposte pronte e “reazioni rubate” ad altri, la conversazione perderà sempre più di importanza, che l’abitudine a non pensare a cosa dire porti le generazioni più piccole, che cresceranno senza conoscere un mondo senza comunicazione istantanea piena di gif e sticker, possano subire danni anche per quanto riguarda la comunicazione peer to peer, fino ad arrivare ad una perdita di contatto personale non solo quando di mezzo c’è un device elettronico, ma anche dal vivo.

Sono sicura che questo sia un problema che era stato rilevato anche al lancio dei primi computer e cellulari, ed immagino sia un po’ di scetticismo nei confronti dello sconosciuto, a muovere queste considerazioni. Ma una cosa che è avvenuta davvero è stato un cambio nel modo di comunicare, di certo per iscritto, e anche dal vivo; i riferimenti al background culturale e alla cultura popolare si sono evoluti, sono cambiati e hanno portato il patrimonio culturale di ognuno ad ampliarsi sempre più. E quest’ultima cosa non può essere altro che un bene.

Perciò mi sento di appoggiare questo cambiamento, che, se usato moderatamente, è un passatempo senza dubbio divertente e pieno di spunti per conoscere nuovi film, attori, serie tv, ecc, senza mai però perdere il contatto umano anche tramite lo schermo di un telefono. Come, del resto , dovrebbe essere con qualsiasi cosa…

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