La comodità? Mette in crisi il cervello

di Martina Grandori

È un mondo di comodità questo che ci circonda, star comodi, non fare fatica o comunque sia farne il meno possibile, sembra essere diventata la condizione umana preferita.

Viviamo tutti nella nostra comfort zone e appena si presenta qualche intruso che ci riporta alla realtà meno confort, subito siamo infastiditi.

Non si riempie più la moka con il caffè, non si mettono più ammollo i piatti, non si aspetta più di qualche giorno per una consegna a domicilio, un piatto espresso al massimo lo si mette nel microonde a scaldarsi per qualche minuto, troppo scomodo fare qualche passaggio intermedio  prima di riempire la lavatrice con gli indumenti, ci pensa lo smacchiatore e via.

O che dire dei monopattini elettrici? Ci lamentiamo che siamo sovrappeso e tutti abbiamo paura delle malattie causate dalla sedentarietà ma ora tutti scorrazzano in maniera incauta sulle strade delle città sentendosi belli perché non fanno fatica a camminare e guadagnano tempo, senza considerare quanto sia il tutto pericoloso. Ma non ha importanza, è comodo.

Siamo un popolo di comodosi, siamo impazienti, siamo sempre più instupiditi dal tutto subito, è tutto scandito a tempo di click. Pensiamo sempre meno per colpa di una tecnologia che direttamente o implicitamente ci ha viziati, ci ha imboccati di ogni cosa facendoci perdere di vista la capacità del fare.

Nei più giovani ha paralizzato pensieri e giochi, a noi grandi i fare manuali. Siamo una società sempre di fretta, vietato perdere tempo, l’attesa non vale la pena, così le giornate perdono di sapore.

Per il professor Tim Wu, rinomato docente alla facoltà di legge della Columbia University, autore di libri cult, penna del New York Times,  colui che ha coniato l’espressione  Network Neutrality, la tecnologia ha praticamente fatto svanire nell’uomo il concetto di sforzo, di fatica.

La tecnologia “aiuta tutto” ha fatto perdere il piacere della conquista, non si combatte, non ci si impicca più di tanto per conquistare sudando fatica. Esempio lampante l’utilizzo delle cialde per farsi il caffè anziché la moka. Purtroppo anche la sottoscritta fa parte di questa categoria del cialda-fan. Ma io per prima farò del mio meglio per risvegliarmi da questo torpore cerebrale da tecnologia.

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