Intervista a Barbara Palombelli “Vi farò vedere un’altra Italia”.

Barbara Palombelli: Vi farò vedere un’altra Italia.

Di Fiamma Sanò, Grazia.it

Se c’è qualcosa che ho capito parlando con Barbara Palombelli è che questa donna non si accontenta dei titoloni. La giornalista romana preferisce le pieghe della cronaca, i dettagli, le domande e i dubbi: è così che trova le sue risposte. Immagino che sia per questo che la conduttrice di Forum – 64 anni, moglie dell’ex ministro e sindaco di Roma Francesco Rutelli – dal 3 settembre guiderà Stasera Italia, il nuovo talk show d’attualità in onda dal lunedì al venerdì su Rete 4. Palombelli avrà come rivale diretto, su La7, Otto e mezzo di Lilli Gruber. Per tutti, questa è una vera e propria sfida. Tra reti televisive e tra donne.

Le dà fastidio l’idea?
«Mi dà fastidio che i maschi debbano farne un “Eva contro Eva”. Mi piace l’idea della sfida, sì, ma non tanto con Lilli – con lei ci vogliamo bene – quanto in una fascia televisiva in cui le donne che parlano di politica non sono tante. Mi fa piacere essere una in più, e ne farò parlare molte».

Di lei dicono che abbia gli artigli. Se fosse un uomo, la definirebbero solo “bravo”?
«È vero, con gli uomini sono altri gli aggettivi. Io non ho artigli, mi piace fare questo mestiere e porre domande utili a capire. C’è un’altra politica da raccontare: nuovi personaggi, molto di buono in questa piccola grande rivoluzione politica italiana, e anche numerosi rischi».
Qual è la prima domanda utile che farà?
«Che cosa ci aspetta, come sarà il futuro. Saremo ancora in Europa? Ci sarà ancora l’Euro? Avrà senso parlare di Unione europea? Non è retorica, sono domande che le persone comuni si fanno tutti i giorni».

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Lei che cosa pensa dell’Europa?
«Temo il commissariamento dei conti pubblici. Il problema è che pochi gestori di fondi internazionali possono trovare conveniente speculare contro l’Italia: se decidono che i nostri Buoni del tesoro non si devono comprare più, noi siamo nei guai».

E come lo spiegherà agli italiani?
«Parlando chiaro: attenzione, ci dobbiamo mettere in sicurezza, dobbiamo ricomprare parte del nostro debito pubblico e proteggere le grandi aziende nazionali. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi lo sta facendo da anni: convincere le banche italiane a ricomprare il debito».

Sostenere un tipo di politica del genere non significa anche un impoverimento, anche se temporaneo?
«No, è il contrario: a forza di dire che ci sarà il tracollo, tutti si spaventano.Diventiamo risparmiatori impauriti e invece dovremmo essere investitori coraggiosi».

Quando dice che c’è molto di buono nella piccola rivoluzione politica italiana, a che cosa si riferisce?
«Al tentativo di tenere Alitalia italiana, per esempio: a me piace e penso piaccia a molti italiani. O a quello di mettere ordine nella questione immigrazione: bisogna vedere come lo si farà, ma è un problema che va affrontato. A Stasera Italia lo faremo. Non sarà il “Palombelli-pensiero”, ma un luogo dove confrontare le opinioni degli ospiti».

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Il “Palombelli-pensiero” però glielo chiedo a proposito di temi come razzismo e immigrazione, dato che suo figlio Francisco, 30 anni, è stato adottato in Ecuador.
«Se ci sono ordine e legalità, ne traggono vantaggio tutte le persone perbene, italiani e immigrati. Se invece facciamo finta che si possa arrivare in Italia e fare quello che si vuole, prima o poi ci saranno le rivolte. È vero che anche noi siamo migrati negli Stati Uniti e in Sudamerica, ma agli inizi del Novecento erano Paesi in grande espansione. All’inizio degli Anni 80 l’Italia era più ricca ed è stata molto accogliente: abbiamo cominciato allora a vedere badanti, colf, muratori, operai stranieri. Il problema è che oggi l’Italia è in una fase di grande crisi. L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti aveva sottolineato proprio questo aspetto: fermare gli sbarchi. Io mi chiedo: possiamo perdere ogni anno 20 mila laureati ed essere poi invasi da altrettanti mestieri a bassissima scolarizzazione? Altro tema di discussione nel programma saranno i “cervelli in fuga”».

Nessuno dei suoi figli lo è?
«No. Giorgio, che ha 35 anni e un figlio di 7 mesi, fa il giornalista. Francisco, 30, lavora nello spettacolo; Serena, 28, e Monica, 25, sono estetiste».

Ha avuto un solo figlio naturale, Giorgio. È per questo che ne ha adottati tre?
«Avrei adottato anche se ne avessi avuti di più: era una mia idea di bambina che ho realizzato grazie a mio marito. E penso che, se si è portati per l’accoglienza, affido e adozioni siano un ottimo modo per aiutare gli altri. Forse credo meno che possiamo accogliere indistintamente migliaia di migranti adulti, ma sono convinta che possiamo fare tanto per i minori».

Non c’è forse troppo individualismo alla società italiana?
«Non credo. Siamo un popolo meraviglioso, gli italiani hanno bisogno di poter esprimere sentimenti come quello dell’accoglienza. Lo abbiamo dentro da millenni: nella Roma degli imperatori c’erano più cittadini di colore che oggi. Ma c’erano regole. Il problema non è chiudere la porta, ma fare rispettare a tutti – italiani e immigrati – la legge».

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Antonio Dikele Distefano, scrittore italiano di successo, nero di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dice che quando esce con i suoi amici, un nigeriano e un albanese, le persone nascondono la borsa.
«Questo perché, quando qualcuno delinque, non c’è una pena esemplare. A Roma esiste una “Madame furto”, una rom che deve scontare 17 anni di carcere, ma ora è incinta del nono figlio e, dunque, non è in prigione: queste sono le notizie che fanno diventare razziste le persone».

E poi leggiamo storie come quella di Daisy Osakue, l’atleta italiana nera aggredita a Moncalieri, in Piemonte.
«Bisogna sempre stare attenti alla cronaca. Ora pare che Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa a Macerata, sia morta di overdose e mai nemmeno violentata. All’epoca dei fatti tutti hanno raccontato un Paese invaso da nigeriani cannibali, e non la storia di una ragazza sfortunata, affidata alla nonna, che scappa dal centro di recupero e va a cercare una dose, forse letale. È un caso in cui il dubbio, la prima arma del giornalismo, non è stato esercitato».

A che cosa sta più attenta nel suo lavoro?
«Cerco di essere sempre dalla parte di chi ha il telecomando e di capire che cosa possa avere voglia di approfondire».

Come il degrado di Roma, la città di cui è stato primo cittadino suo marito? Quando ha detto che la città sta sempre lì, anche se arrivano sindaci inutili, si riferiva a Virginia Raggi? 
«Roma si sta riposando. È in ferie. Non ci sono progetti per il suo futuro e lei si riposa. Che problema c’è? Con quasi 3.000 anni di storia, sopravviverà. Roma è il mio grande amore. Sono romana da qualche secolo, sa? Quando i clienti di mio nonno, famoso agente di cambio, gli dicevano che Roma era invivibile, lui rispondeva: “Lo sosteneva secoli fa già il poeta Marziale, non dica banalità”».

Qual è il tratto della romanità che le piace di più?
«Che non crediamo a nessuno. E questo ci aiuta a vivere bene. Chi si appassiona e infiamma, abbocca a tutto, i romani invece sono scettici: non hanno una gran passione per la politica proprio perché credono poco a tutti».

Quindi sono pessimi politici e ottimi giornalisti?
«Eh, sì».

E lei, a che cosa non crede mai?
«Alle versioni ufficiali, da qualunque parte arrivino».

La sua più grande vanità?
«Che in ottobre compirò 50 anni di lavoro e che non ho mai smesso un giorno. Per il resto, fissazioni particolari non ne ho: pratico yoga, come forma di disciplina. Mi curo, sì, perché chi entra nelle case delle persone deve farlo, ma non mi sono mai preoccupata più di tanto di ciò che indosso. Vorrei vivere sul mare, ma con il mio mestiere non si può».

Ha detto che ringrazia Dio ogni mattina per non avere dovuto seguire la strada segnata dalla sua famiglia, cioè il lavoro in banca. Per che cos’altro lo ringrazia?
«Di tutto, sempre. Il mio preferito, però, è lo Spirito Santo. Perché è quella cosa che fa accendere il senso del pensiero. Non è padre, non è figlio, è la scintilla che ti dà l’energia per ricominciare. Poi se ci pensi bene, la fiammella dello Spirito Santo è come la luce sopra la telecamera: un minuto prima è spenta e non sai che dire, poi si accende e inizia tutto».

FONTE: GRAZIA.IT

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