INNO DELLA PETTEGOLA, DIRIGE L’ORCHESTRA L’ECLETTICO DARIO GAY

di Stefano Bini

Il 6 novembre è uscito in radio e su tutte le piattaforme digitali Inno della pettegola, il primo singolo dell’inedita coppia composta dal cantautore Dario Gay e dal celebre conduttore radiofonico e artista a tuttotondo Mauro Coruzzi (Platinette). La collaborazione, che arriva dopo una lunga amicizia, segna l’inizio di un nuovo progetto artistico; Dario Gay è autore della canzone insieme a Giovanni Nuti, già noto per aver musicato gran parte delle poesie di Alda Merini.

Ho fatto due chiacchiere con Dario Gay per ripercorrere la sua carriera e farmi raccontare la nascita dell’Inno della pettegola.

Dal festival canoro Il telentiere fino a collaborazioni celebri, album musicali, esperimenti all’estero ed ora con il singolo Inno alla pettegola, ne è passata di acqua sotto i ponti.

«Tantissima. Il mio è stato un percorso lungo, pieno di incontri speciali, di collaborazioni con grandi artisti che mi hanno dato tanto, e dai quali ho imparato tanto. Ho scritto e cantato canzoni che trattarono tematiche scomode come quella dei “viados” che sbarcavano in Italia negli anni 80 e che popolavano le strade e le notti delle nostre città, mettendo in bella vista tutta la loro spregiudicatezza beffandosi dei benpensanti, ma nascondendo accuratamente una profonda solitudine, una malinconia che a me non sfuggiva. Nacque così Sorelle d’Italia, un vero “inno ai viados” che ebbi la sfrontatezza di presentare addirittura al Festival di Sanremo! In seguito, scrissi insieme a Rosario Di Bella Ti sposerò, credo la prima canzone d’amore italiana dedicata a un uomo da un altro uomo. Non guadagnò posizioni in classifica, anche perché fu boicottata da radio e discografia perché ritenuta troppo “politica” (era il periodo in cui si parlava di PACS), però arrivò al cuore di tanti ragazzi che mi scrissero ringraziandomi per avere avuto il coraggio di parlare d’amore in maniera così sincera e diretta. Due di loro, con cui ancora oggi sono in contatto, grazie a questa canzone trovarono il coraggio di uscire dal guscio e di vivere la propria vita alla luce del sole. Uno di loro lo scorso anno si è sposato con il suo storico compagno. Questo per me è il vero successo, che vale più di qualsiasi classifica.» 

Il singolo è cantato insieme a Platinette. Come nascono canzone e duetto?

«L’Inno della pettegola nasce con la complicità di Giovanni Nuti, grande musicista e amico con il quale ho sempre condiviso il gusto dell’osservazione dei personaggi bizzarri che incrociamo nella nostra quotidianità. Ridiamo delle stesse cose, è stato inevitabile ritrovarci insieme a descrivere le pettegole in una canzone, così come lo abbiamo fatto anche in altre canzoni ancora nel cassetto. Anche questa per un po’ è rimasta archiviata, probabilmente perché stava aspettando la giusta combinazione per uscire allo scoperto. Mauro, in questo caso Platinette, era l’artista perfetto per essere al mio fianco in questo racconto surreale, ma forse anche un po’ neorealistico, a pensarci bene. Conosco Mauro da molti anni, l’ho sempre stimato profondamente e sono molto felice di poter finalmente collaborare con lui.» 

Rita Pavone ed Enrico Ruggeri sono stati i tuoi punti fermi artistici. Oltre loro, chi ricordi con affetto?

«Loro sono non solo due punti fermi artistici, ma anche due grossi riferimenti affettivi. Con entrambi c’è un rapporto di profonda amicizia e affetto, un rapporto veramente fraterno. Enrico è stato e continua ad essere il mio mentore, il mio fratello maggiore. È a lui che mi rivolgo sempre per un parere, un consiglio sia artistico che di vita personale, lo stesso succede con Rita, che con il suo intuito femminile, spesso prevede con anticipo situazioni che puntualmente si verificano.

Oltre a loro sono molto legato a Milva, un’artista immensa con cui ho avuto l’onore di collaborare per un periodo, alla realizzazione di un nuovo progetto musicale. Fu un lungo lavoro di ricerca e di provini che poi approdò in Milva canta Merini, che venne seguito da Giovanni Nuti. Lavorare con Milva è stato entusiasmante perché si ha accanto un monumento alla musica e alla cultura che però è una persona di grandissima umiltà e che porta un rispetto enorme per il lavoro degli altri. E poi mi ha onorato davvero duettare con lei in Libero, per sua volontà. Ci sono anche molti altri artisti con i quali ho collaborato e tutti mi sono rimasti nel cuore, da Renato Zero a Red Ronnie, Morandi, Andrea Mirò, la Banda Osiris, Massimo Priviero, Aida Cooper, Stefania La Fauci, Valentina Gautier, Viola Valentino e grandi musicisti che hanno suonato con me, ma risulta difficile ora elencarli tutti». 

Sono passati tanti anni dalla tua ultima partecipazione al Festival di Sanremo. Ne vedi altri all’orizzonte come autore e\o cantante?

«Le vie di Sanremo sono infinite… L’ultimo mio Sanremo risale a trent’anni fa, ero un ragazzino. Oggi, in età più che adulta, mi piacerebbe tornarci, sia come autore sia come cantante. Non è nei miei pensieri immediati, ma non è da escludere che in futuro io possa ritentare l’avventura». 

Il Covid ha fermato l’industria dello spettacolo. Secondo te, come e quando ripartiremo?

«Il Covid ha fermato l’industria dello spettacolo, come il settore della ristorazione, dell’artigianato, del commercio. Siamo in uno dei peggiori momenti della storia dell’umanità. Io spero che si riparta quanto prima, non sono in grado di fare previsioni, ovviamente. Però sono fiducioso ed ottimista. Credo che l’arrivo del vaccino comincerà a rimettere un po’ d’ordine. Non riesco più a sopportare i negazionisti e i complottisti, accecati da sé stessi e ostinati nel non voler vedere in faccia la realtà. Ho diversi amici medici e infermieri che hanno lavorato e che lavorano ancora nei reparti Covid di vari ospedali, che mi raccontano nel dettaglio ciò che vedono ogni giorno in quelle corsie. Come si può tollerare che ci siano ancora persone che parlano di una grande montatura? La gente si ammala, la gente muore, i medici, gli infermieri si ammalano e molti di loro sono morti dopo avere aiutato e soccorso tanti malati di Covid. Il rispetto è dovuto.

Al di là dell’arrivo dei vaccini o meno, comunque, analizzando le pandemie del passato, spagnola in primis, è appurato che ogni virus abbia una vita più o meno lunga, poi ci lascia in maniera naturale. Proprio la spagnola ebbe una durata di circa due anni. Fu un’ecatombe, ma arrivò il giorno in cui sparì. Confidiamo anche in questo, nella peggiore delle ipotesi, con la differenza che oggi abbiamo più mezzi a disposizione per salvare molte vite». 

Oltre al nuovo singolo, ci sono altri progetti?

«C’è sicuramente il desiderio di pubblicare un nuovo album di inediti e ci sto lavorando da qualche tempo. Nell’immediato ci stiamo dedicando a promuovere l’”Inno della Pettegola” e in parallelo sto realizzando due duetti “a distanza”, dato il periodo, uno con il grande cantautore brasiliano Silvio César e un altro con il celebre duo spagnolo dei Còmplices. Lo stiamo facendo per il gusto di fare qualcosa insieme, per sentirci più vicini. I Complices (Maria Monsonis e Teo Cardalda) sono miei cari amici da tanti anni, mentre non conosco Silvio César personalmente, ma tre anni fa realizzai la cover di un suo grandissimo successo, Pra Voce, lui lo venne a sapere e dopo aver ascoltato la mia versione mi scrisse complimentandosi e ringraziandomi. Inutile dire che la cosa mi rese felicissimo e mi riempì di orgoglio. In maniera molto naturale e spontanea è nata l’idea di realizzare quella canzone in duetto a distanza.

Per quanto riguarda invece la mia collaborazione entusiasmante con Mauro Coruzzi, posso solo dire che ci stiamo divertendo molto insieme, al punto che credo non finisca qui…»

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