IL SUD EUROPA CONTRO ERDOGAN: DI MAIO PERDE, MACRON TRIONFA

Le basi della Pax Gallica che segnano la fine dell’Italia nel (ex) Mare Nostrum

di Roberto Donghi

La questione turca è finora stata ignorata nel nostro Paese, con rari dibattiti sul tema che l’avevano definita una questione di secondo piano e per nulla preoccupante per gli equilibri geopolitici del

Mediterraneo ed anche oggi la provinciale politica italiana, tutta presa dall’inutile taglio dei parlamentari, continua volutamente ad ignorarla.

Eppure, dopo aver riconvertito Santa Sofia in una moschea, gesto simbolico più che religioso, Erdogan ha finalmente calato la maschera dichiarandosi erede del “Gran turco”, dell’impero ottomano e, in particolare, di Maometto II il conquistatore di Costantinopoli.

Primo bersaglio del neo sultanato sono le concessioni di idrocarburi sui territori greco e cipriota, in particolare al largo di alcune isole ritenute zone esclusive economiche delle due nazioni.

Iniziando con l’invio di una nave esplorativa supportata da naviglio militare, alle quali ha dato risposta la Grecia con esercitazioni militari nell’area, Erdogan ha poi dato sfogo ad una retorica cinquecentesca con la quale, dimenticando Lepanto e Vienna, proclamava l’intento di dare altre lezioni ai greci, definiti “indegni di essere gli eredi di Bisanzio”.

È però molto probabile che Erdogan stia agitando lo spauracchio dell’espansionismo nazionalista per costringere gli europei a sedersi ad un tavolo a lui favorevole, trattare ed intascare il più possibile in fatto di risorse energetiche. Piano però contrastato apertamente dalla Francia, la quale fin da subito ha colto l’occasione per prendere voce in capitolo sulla questione.

Il presidente Macron ha infatti dato dapprima sostegno verbale ai greci, per poi schierare parte della sua flotta, portaerei nucleare Charles de Gaulle compresa, nel mar Egeo.

Proprio ieri si è anche concluso ad Ajaccio un vertice dal quale è emerso come la leadership mediterranea sia chiaramente passata dall’Italia alla Francia; Macron ha infatti riunito i membri di Euromed, il vertice dei sette paesi più importanti del Mediterraneo per richiedere una spiegazione definitiva ad Erdogan ed evitare una escalation nel mediterraneo orientale. I Presidenti dei sette paesi (presente anche Giuseppe Conte) hanno altresì fatto ventilare il rischio di sanzioni contro la Turchia.

Non si è fatta certo attendere la risposta di Ankara che ha definito le dichiarazioni del vertice come “arroganti, con un vecchio riflesso colonialista che mettono in pericolo gli interessi stessi dell’Unione Europea” ove per interessi stessi si intende, chiaramente, il gioco di Erdogan sul tema migratorio, con il ricatto di aprire i propri confini europei alle masse che si muovono dall’africa e dal medio oriente, un ricatto al quale l’Europa non può più sottostare, essendo poi la Turchia anche un membro della Nato.

Mentre quindi la Francia getta le basi per la sua “reconquête” del Mediterraneo, l’Italia anche grazie all’incapacità del suo ministro degli Esteri Luigi di Maio, prende schiaffi ovunque. Se infatti in Europa le viene soffiata via l’ultima influenza geopolitica, all’estero le cose non sono certo migliori, con le concessioni Eni nel centro del ciclone libico dove il nostro alleato Al Sarraj è oramai completamente dipendente da Ankara.

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