Il processo a Erri De Luca: attacco alla libertà d’opinione

Oggi, all’udienza del processo allo scrittore Erri De Luca per le parole da lui dette riguardo la costruzione della famigerata TAV e della lotta contro la stessa, processo iniziato per la denuncia da parte della LTF, società che gestisce i lavori della TAV. L’autore ha sostenuto la necessità di battersi per la chiusura del cantiere, anche usando come mezzo di lotta il sabotaggio. Ora, va detto che il sabotaggio è un mezzo da sempre usato nella lotta per i diritti e la giustizia. Il termine del resto deriva (così almeno racconta la leggenda) da un fatto avvenuto a Lione nel 1831: un operaio tessile, esasperato dai ritmi di imposti e dalle pessime condizioni di lavoro, protestò danneggiando il telaio su cui lavorava. Per farlo infilò uno dei suoi sandali di legno (in francese “sabot”) nei meccanismi della macchina.

Il sabotaggio è dunque un metodo di lotta che consiste nel mettere in difficoltà l’avversario distruggendo o danneggiando i suoi mezzi

Il cantiere di Chiomonte.
Il cantiere di Chiomonte.

d’azione. Si tratta di una lotta che non sempre è violenta e non sempre porta al danneggiamento di cose materiali. Un esempio di sabotaggio è il “filibustering”, una sorta di ostruzionismo politico che consiste nell’usare i cavilli dei regolamenti o nel proporre migliaia di emendamenti, anche insensati o inutili, per rallentare il processo di legiferazione. Si tratta di un metodo del tutto lecito, usato soprattutto dalle minoranze per indurre la maggioranza alla trattativa. Un esempio recente è l’opposizione dell’onorevole Carlo Giovanardi al ddl Cirinnà sulle unioni civili: il parlamentare cattolico ha proposto più di quattromila emendamenti, molti dei quali non cambiavano nulla della sostanza della legge. Ogni emendamento deve però essere discusso e votato e il procedimento rallenta all’infinito.

Il sabotaggio, quindi, non è necessariamente delinquenza o violenza, tanto che perfino Gandhi, creatore della non-violenza, ricorse ad esso. Ce lo ricorda lo stesso Erri de Luca:

Adesso sarà un processo sulle frasi che ho detto. Io ho usato la parola “sabotaggio”, che è una parola nobile usata anche da Gandhi. Continuo a pensare che il Tav vada sabotato, ma sono convinto che si saboterà da solo perché non ci sono i soldi per costruirlo. Il buco del Tav sarà un ‘buco interrotto’, un “bucus interruptus”.

Ma per la giustizia italiana dire che il cantiere della TAV deve essere sabotato è un’imperdonabile induzione alla delinquenza. Peccato però che questo principio non valga per tutti. Nel 2008 Giancarlo Gentilini, allora prosindaco di Treviso, disse pubblicamente di aver dato ordine ai vigili di fare “pulizia etnica dei culattoni”. Furono molti allora gli indignati per le parole omofobe e violente del leghista e alcune associazioni glbt lanciarono l’idea di denunciarlo proprio per l’induzione alla delinquenza e all’odio. Tra questi c’ero anche io. Inoltrai la denuncia e ricevetti, qualche mese dopo, una risposta dalle istituzioni. Mi si diceva che l’accusa era stata archiviata perché l’ordine non era rivolto a una persona in particolare, ma un gruppo generico e indefinito. Insomma, una bella arrampicata sugli specchi per salvare Gentilini dalla legittima accusa di istigazione alla violenza. E questa non è l’unica sparata del genere del prosindaco di Treviso. In un’altra occasione ebbe a dire:

Gli extracomunitari bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim pim pim col fucile.

E ancora affermò che bisognava:

Eliminare i bambini “dei” zingari che rubano dai nostri anziani.

Certo, a suo carico sono stati avviati alcuni procedimenti per istigazione all’odio razziale per il quale, giustamente, è stato condannato. Ma per arrivare a questo Gentilini ha dovuto fare molte e pesanti dichiarazioni. Inoltre la condanna è stata davvero leggera: quattromila euro di multa e divieto per tre anni di tenere comizi. Nessuno ha pensato che simili atti compiuti mentre svolgeva una pubblica carica avrebbero meritato un’interdizione dalle pubbliche cariche. E infatti la carriera di Gentilini è andata avanti giungendo all’elezione a sindaco di Treviso.

Di esempi simili potremmo farne purtroppo tanti.

Ora, la frase di De Luca non mi sembra un’istigazione a delinquere. Non mi pare abbia detto che vadano messe bombe o che bisognerebbe, che so, sparare agli operai o uccidere chi vuole la TAV. Ha solo espresso un’opinione politica, per altro molto più tranquilla e pacifica di quelle espresse da molti politici (pensiamo a chi sostiene che bisognerebbe sparare sui barconi dei profughi). Perché dunque si è giunti alla richiesta di otto mesi di carcere? Nemmeno per le frasi, ben più violente e chiare, di Gentilini fu chiesto tanto. L’unica risposta che mi so dare è che De Luca sia andato a toccare gli interessi di persone potenti, quelle stesse persone che, in un momento di crisi grave e di malessere di gran parte del popolo italiano, induce lo stato a portare avanti un’infrastruttura costosissima, estremamente dannosa e del tutto inutile. Sono vari gli studi economici che dimostrano l’inutilità di quest’opera. Senza contare che la polvere di roccia proveniente dallo scavo provocherà tumori e altre malattie per un bel po’ di tempo a causa dell’amianto e dell’uranio contenuti in quelle montagne. E il tutto per gli interessi dei soliti amici degli amici. Erri De Luca ha sostenuto una battaglia lecita dicendo una frase in cui sinceramente non trovo nessuna “istigazione a delinquere” e sta pagando il fatto di essersi messo dalla “parte sbagliata” e di essersi fatto dei nemici molto, forse troppo, potenti.

Il processo a De Luca, un fatto a dir poco assurdo, pone inquietanti interrogativi. Siamo davvero sicuri che l’Italia sia ancora uno stato di diritto e non una sorta di velata dittatura? Siamo certi che esista ancora la libertà di pensare anche fuori dal coro? Comincio ad avere seri dubbi.

Enrico Proserpio

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