IL “PRIMA GLI ITALIANI” NON È DI DESTRA. NON È ITALIANO

di Gabriele Rizza

L’anno scorso è stata gialloverde, quest’anno l’estate sarà tutta giallorossa. Passano i governi, ma il problema degli sbarchi dei migranti sulle nostre coste torna puntuale ogni estate, come il cornetto Algida. Cambiano gli interpreti al governo ma le posizioni per affrontare la questione immigrazione restano le stesse, apparentemente in antitesi e in realtà funzionali, come due lati della stessa medaglia o come le due oscillazioni dello stesso pendolo: da una parte l’apertura totale, dei porti e delle città, dall’altra un apparente serrata che serve solo a rimandare il problema; quest’estate sarà all’insegna dell’apertura con un pizzico di attenzione rivolta alla quarantena per chi sbarca in Italia. Niente più passerelle politicamente corrette per solidarietà ai migranti ma proteste contro i troppi sbarchi, proprio come successo a Lampedusa, dove il vicepresidente isolano della Lega, Attilio Lucia, si è tuffato in acqua nel tentativo simbolico di bloccare una motovedetta della Guardia Costiera con a bordo migranti, portando con sé una bandiera con scritto il classico motto “Prima gli italiani”.

Ci si chiede se è davvero questo quel che vuol fare la destra italiana da grande, come azione e pensiero: avere come massimo ideale un motto di decenni fa, preso a prestito da movimenti come Forza Nuova e se imitare, in senso uguale e contrario, gli “angeli” del mainstream in stile Roberto Fico o Emma Bonino. Oppure la destra può scegliere semplicemente di fare la destra e stare sulla scia della tradizione storica e identitaria italiana, che è il contrario del “Prima gli italiani” tutto in salsa nord europea, che poco ha a che fare con la cultura di un paese mediterraneo; l’Italia ha radicato in sé il concetto di civiltà, più che di popolo. Civiltà è inclusione e forza unitaria delle culture che la compongono, ma è anche forte senso di governo e di controllo. Perciò giusto opporsi ad un’immigrazione indotta dallo sfruttamento economico e dall’ideologia fucsia, ma mai sulla base dell’etnicità, della religione o della nazionalità.

Siamo italiani, cerniera di culture, non sassi delle steppe. La destra italiana o diventa italiana o sprofonderà nell’occidentalismo più becero, come quella di un Rutte olandese qualsiasi. La storia ce ne scampi.

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