Il nuovo virtuosismo? la spazzatura con il microchip

di Martina Grandori

Finalmente si diventa virtuosi anche facendo una coscienziosa raccolta differenziata della spazzatura.

Era ora, anche se noi in Italia non siamo così malvagi in fatto di raccolta dei rifiuti e di tutela dell’ambiente. Protagonisti di questo cambiamento i sacchetti con RFID, novità che da circa un anno e mezzo ha rivoluzionato nei comuni italiani (soprattutto del nord Italia) il concetto di raccolta differenziata e che si pone obiettivi importanti.

In questi mesi nei comuni è partita la distribuzione gratuita dei sacchi blu con sistema di tracciamento RFID, dall’inglese radio-frequency identification, una tecnologia di riconoscimento univoco e automatico sempre più utilizzata nella logistica, nella distribuzione ma anche per la gestione degli asset. Infatti i microchip RFID permettono di archiviare attraverso un processo di tracciabilità e rintracciabilità.

Ogni cittadino ha un codice, e quel codice rappresenta l’anagrafica della propria spazzatura, permettendo di risalire ad una cronistoria della spazzatura rendendo molto più efficaci e performanti eventuali accertamenti per infrazioni. Infatti le informazioni contenute nel tag RFID rimangono leggibili in qualsiasi momento anche in ambienti operativi estremi. L’obiettivo, oltre a rendere ciascun cittadino più coscienzioso e rispettoso dell’ambiente, è la riduzione della quantità di rifiuti non differenziati ed il conseguente aumento delle percentuali di produzione di rifiuti recuperabili, che permetterà nel tempo alle amministrazione comunali di contenere i costi generali della TARI. Questi sacchi li fornisce gratuitamente il comune inviandoli a casa oppure ritirandoli presso le riciclerie di pertinenza. 

Come si faceva precedentemente, i sacchi blu RFID andranno messi fuori nelle giornate di ritiro, saranno caricati dagli operatori sui mezzi dotati di un sistema di registrazione, che rileva il codice e trasferisce i dati ad un software centrale, che elabora la quantità di rifiuto effettivamente prodotta da ogni cittadino. L’obiettivo è anche quello di far pagare in maniera più equa le tasse dei rifiuti a ciascun contribuente, un problema che ancora crea parecchie disomogeneità.I sacchi blu con sistema RFID sono però una realtà concreta ancora solo nei comuni più piccoli, nelle città come Milano non sono ancora presenti.

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