Il furto di proprietà intellettuale nella moda

di Stefano Sannino

Celebre è stata l’esplosione del caso “Louboutin” qualche anno fa, in cui la celebre maison delle scarpe dalla suola rossa intentò diverse cause per permettere la registrazione di questa peculiarità come un vero e proprio marchio. Cause di questo tipo non sono poco frequenti nel mondo del Luxury, ed infatti è proprio quanto accaduto tra Valentino, Amazon e Kaitlyn Pan. Kaitlyn Pan, compagnia di scarpe newyorkese, aveva reso disponibile e sul suo e-commerce e sul suo negozio Amazon un modello contraffatto delle famosissime “rockstud” di Valentino, le scarpe con le borchie per le quali è impazzito tutto il mondo della moda dal loro lancio ad oggi.

Nonostante i numerosi tentativi di mettersi in contatto con la compagnia newyorkese da parte di Amazon, per interrompere pacificamente la disputa, questa ha continuato imperterrita a rivedere le calzature false sulle sue piattaforme online, portando il colosso della moda italiana, Valentino Garavani S.P.A. a denunciare.

Insieme a Valentino, inaspettatamente, si è però anche schierata Amazon, la quale secondo alcune voce si starebbe preparando ad aprire una piattaforma di e-commerce dedicata ai Luxury Brand avendo dunque tutti i motivi di schierarsi a difesa di questo genere di violazione di proprietà intellettuale.

Naturalmente, non è tanto lo scandalo di questo illecito ad aver fatto parlare, quanto piuttosto come ancora, nel 2020, quelle che dovrebbero essere proprietà intellettuali ben protette vengano invece derubate, copiate e vendute spesso impunemente. Questa categoria di reati viene spesso valutata dalle autorità con due pesi e due misure: non è la prima volta infatti che colossi del commercio online o della politica si schierano a favore delle case di moda quando queste subiscono questo genere di furti; ma in caso contrario?

Perché non si parla dei continui furti che molte Maison fanno ai giovani designer, i quali spesso non possono permettersi la registrazione del loro marchio e dunque fanno affidamento solo sulla concorrenza leale?
Perché non si parla di come bozzetti, idee, nomi dei prodotti spesso inviati tra designer su piattaforme che dovrebbero essere sicure, invece poi vengono in qualche modo rubati dalle grandi Maison che – evidentemente – avendo finito le idee, non aspettano altro che accaparrarsi quelle degli altri, più nuove e giovani.

Fortunatamente esiste una buona fetta del mercato che è ancora sano e leale, in cui la concorrenza è fatta attraverso idee proprie e creatività, non furto e disonestà. Il caso di Kaitlyn Pna è solo l’ultimo di una serie di abusi che devono finire grazie all’aiuto delle autorità, dei colossi del commercio online ed anche dei clienti, che devono imparare ad acquistare intelligentemente i prodotti che desiderano. Se una scarpa di Valentino costa 500 euro, la pagherete sempre 500. Se comprate un modello fasullo da 30 euro, non solo state commettendo reato, ma non state neanche soddisfacendo quel bisogno del lusso che vi ha spinto a desiderare la scarpa originale.

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