Il dissenso vietato al family day: storia di ordinario fascismo

Ieri, sabato 30 gennaio 2016, si è svolto in quel di Roma il famigerato “family day” ovvero la manifestazione di coloro che hanno come unico intento quello di negare diritti agli altri. Abbiamo già detto, in altri articoli, come la “difesa della famiglia” che questi signori millantano sia solo una bufala. Se davvero volessero difenderla si batterebbero per avere fondi a favore delle famiglie bisognose, si batterebbero per avere una seria assistenza alle famiglie con membri disabili o non autosufficienti, si batterebbero contro il precariato e il licenziamento facile… Invece di questo non si occupano. Anzi, molti dei politicanti che hanno aderito al family day hanno appoggiato o fatto parte di quei governi che i fondi alle famiglie li hanno tagliati. È dunque evidente che la “difesa della famiglia tradizionale” sia solo una scusa per dar sfogo al loro odio e alla loro violenza ideologica. Così come è una scusa quella che tali signori addussero (e ancora adducono) per giustificare la loro avversione alla tutela delle persone GLBT dalla omo-transfobia.

Fin dai tempi del ddl Scalfarotto, finito poi in nulla, sentinelle in piedi e simili manifestarono sostenendo che tale legge avrebbe violato la “libertà d’opinione” e impedito di esprimere idee contrarie ai diritti civili. Peccato che il ddl dicesse in modo chiaro il contrario, rassicurando fin dall’introduzione gli omofobi sul loro diritto di esprimere le loro idee. Non solo, addirittura il ddl metteva nero su bianco (cosa vergognosa, a parere di chi scrive) il “diritto” di discriminare le persone glbt per le associazioni religiose. Questo però non ha impedito a lor signori di continuare a ripetere le loro fandonie. Del resto, i fatti hanno poi dimostrato che della “libertà d’opinione” a costoro non frega nulla. Se davvero fossero difensori di tale libertà non continuerebbero a inveire e a protestare ogni volta che una idea diversa dalla loro ottiene qualche spazio. Li avremmo visti, piuttosto, battersi contro ogni censura e non chiedere la censura delle idee non di loro gradimento. Li avremmo visti opporsi alla decisione del sindaco di Venezia, per fare un esempio, di eliminare dalle scuole dei libri, con la scusa assurda di essere “libri gender” (come se una simile definizione avesse un qualche senso), ma che in realtà erano solo libri che puntavano a educare i bambini al rispetto di tutti. Invece non solo non si sono opposti, ma hanno elogiato l’operato del sindaco. Ma forse questi “paladini della libertà” confondono la libertà di esprimere la propria opinione con la possibilità di censura dell’opinione altrui. Ma d’altronde non credo si possa pretendere troppo da chi non sa nemmeno fare due conti e spara cifre a caso dicendo che al family day c’erano due milioni di persone quando è palese (le immagini non mentono, a differenza loro) che i partecipanti erano dieci volte meno. O forse anche la matematica, per loro, è un’opinione.

E giungiamo quindi al fatto avvenuto ieri durante la manifestazione. Due persone, Daniele Sorrentino e Christian Mottola, stavano sfilando con una maglietta in difesa dei diritti, esprimendo pacificamente il loro dissenso alla manifestazione, cosa che, come recentemente ho sottolineato, dovrebbe essere un diritto scontato in un paese civile e democratico. Ma l’Italia, evidentemente, non è tale e così i due sono stati notati dalla polizia e invitati ad andarsene e hanno invitato la giornalista di La7 che stava con loro a spegnere la telecamera, negando così anche il diritto di cronaca e di informazione. Se i manifestanti fossero davvero “liberali” come dicono, avrebbero dovuto difendere il diritto dei due ragazzi a manifestare il loro dissenso. Cosa che,mein inutile dirlo, non è avvenuta. Di “liberale” costoro non hanno proprio nulla. Meglio farebbero a essere sinceri e a definirsi per quel che sono: fascisti. Non a caso tra le fila dei manifestanti ci sono membri di Forza Nuova e Casa Pound, due movimenti non esattamente liberali. È recente la foto di una sentinella in piedi che si legge beatamente in piazza il Mein Kampf di Hitler.

Ma quel che trovo più aberrate è che la polizia abbia invitato i due ragazzi ad andarsene. La polizia è pagata dallo stato italiano con i soldi del popolo, gay compresi, e deve tutelare e difendere i diritti di tutti. Il compito della polizia sarebbe stato quello di garantire a tutti l’espressione della propria opinione e non certo di negare tale diritto a chi non concorda con le idee della manifestazione! La polizia deve difendere il cittadino dalle prepotenze, non perpetrare prepotenze sul cittadino!

Sono certo che il caso non avrà conseguenze di nessun tipo e che i poliziotti colpevoli di aver così gravemente mancato al loro dovere istituzionale non saranno redarguiti. Non mi aspetto nemmeno che qualche politicante prenda le distanze dal fatto ed esprima solidarietà.

Forse i “familini” dovrebbero andare a lezione di democrazia dal movimento glbt. Perché a lato dei gay pride c’è sempre chi dissente, chi distribuisce volantini che pubblicizzano le “terapie riparative”, chi porta striscioni contro i diritti. E mai nessuno si è sognato, tra gli organizzatori o tra i manifestanti del gay pride, di mandarli via o di chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per censurare il dissenso. Perché chi manifesta per i diritti, la libertà la vuole davvero e per tutti.

Enrico Proserpio

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.