Il destino di Milano oltre Expo

Ci e’ voluto il richiamo di Roberto Formigoni ad una responsabilità storica e trasversale per ridare slancio alle sinergie istituzionali nell’ultimo sforzo che ci avvia all’inaugurazione di Expo, l’evento che all’alba dell’insediamento del governo Letta, un altro lombardo Giancarlo Giorgetti aveva identificato nella chiave di volta per riagganciare la ripresa in misura credibile.
 
E così, complici i fatti di cronaca milanese, che in questi giorni sanno di resa dei conti con vecchi e nuovi estremismi ideologici, le recenti polemiche sulle tempestività organizzative dell’evento paiono tornare in secondo piano rispetto al comune obiettivo di mostrarsi all’altezza della reputazione internazionale della città. Torna il cielo sereno, tra Governo, Regione e Comune sul fronte Expo, dunque, almeno fino al nuovo imprevisto. E tuttavia il dibattito a Milano e’ già concentrato su pensieri lunghi, capaci di traguardare i mesi dell’esposizione universale e concentrarsi sul futuro che più la riguarda da vicino: il suo destino nell’Europa in movimento. Ha fatto bene Alessandro Sallusti in una recente intervista a Il Tempo a spronare la classe dirigente locale, quella dei manager dinamici, a prendere in mano il futuro della città anche nella competizione elettorale, che entrerà nel vivo subito dopo le regionali e che inevitabilmente si presenterà come una delle più complesse della storia meneghina.
Nei dodici mesi che ci condurranno alle elezioni amministrative del 2016 dovrebbero apparire più chiari i tratti del cambiamento di cui il governo Renzi si è fin ora assunto la paternità politica, ma che in buona misura e’ soggetto ad una riorganizzazione economica su ben più larga scala.
Ed è fuor di dubbio la valenza non solo politica delle alleanze e del progetto di governo che i milanesi saranno chiamati a scegliere. Quale governo futuro per Milano finirà per incidere in modo concreto sul segno del cambiamento.Nella parentesi temporale che ci separa dalle elezioni regionali e dalle conseguenze politiche che esse potranno determinare, il modello Milano non è fermo, le visioni si confrontano, anche a distanza.
“In Europa ci sono lobby che funzionano bene, Noi no. Dobbiamo essere attenti a dove fanno le regole, essere presenti” scandisce Alessandro Profumo nella tavola rotonda organizzata dalla FaBi sulla riorganizzazione del sistema bancario. Evidenziando una capacità di indirizzo pragmatica e concreta, tipica del modello ambrosiano, il Presidente di Mps offre un suggerimento prezioso, utile anche alla discussione su quale sia la vera eredità che Expo2015 può lasciare alla città. Tra queste deve esserci anche la proiezione internazionale di classe dirigente milanese.
Quasi contemporaneamente e’ il Presidente del Consiglio regionale lombardo a tratteggiare il nodo di fondo che la politica, soprattutto nelle grandi aree urbane, ha il compito di stringere in misura più forte per evitare squilibri sociali, i cui rischi sono ancora pienamente sotto gli occhi di tutti: ” la Carta di Milano sia strumento per riaffermare la cultura ambrosiana, le modalità con cui coniughiamo diritti e responsabilità” in una fase in cui i modelli di convivenza e sicurezza sono fondamentali per la tenuta della coesione sociale.
E se e’ uno dei competitori alle scorse elezioni comunali come Stefano Boeri, a focalizzare per primo uno dei limiti che Milano ancora non ha saputo superare “c’è un deficit forte tra la creatività che la città esprime e le condizioni per cui essa si realizzi”, sta a Claudio De Albertis il merito di individuare uno degli asset principali su cui concentrare l’attenzione dei prossimi mesi”la banche facilitino il credito al settore dell’edilizia”. 
I temi di quale sviluppo urbanistico e funzionale per la città, e la sua area metropolitana, come riqualificare il patrimonio immobiliare e con quale strategia di rilancio economico, rimangono le priorità. 
Non si tratta come dice il Sindaco Pisapia di occuparsi solo del tema della gestione delle case popolari, la portata e’ ben maggiore e ha a che fare, questo si, con il mandato che i cittadini dei quartieri popolari diedero proprio all’architetto antagonista del primo cittadino: assumere l’energia del cambiamento che risiede nelle periferie, per ridisegnare la città. Questo è il limite di Expo2015: non aver coinvolto come si sarebbe potuto fare quell’energia. Questo è il tema su cui si gioca, ancora una volta, la campagna elettorale per il governo di Milano.
Silvia Davite

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